Figli contro genitori

La storia terribile di Comacchio è una di quelle storie cui non ci si riesce ad abituare. Un figlio che uccide i propri genitori a colpi di ascia, insieme ad un amico assoldato allo scopo. Un abisso di sproporzione fra il movente e la gravità (e l’efferatezza) del delitto.

E tuttavia una storia dei nostri giorni in cui il conflitto fra figli e genitori aumenta in diretta proporzione con l’evolversi dei cambiamenti. Queste due attuali generazioni sono molto più distanti di quanto potevano esserlo i loro omologhi vent’anni fa. Che cosa capisce oggi un 45-50enne di telefonini e di social, e web e di chat rispetto al figlio adolescente,a ncora minorenne? Spesso non sa neanche da che parte cominciare. Come gestire l’impatto coi Pc, gli smartphone, i videogiochi dei propri figli… 

E allora il caso di cronaca nera è la punta (malata ed estrema) dell’iceberg di una sofferenza molto diffusa, di un disagio sociale amplissimo. Sbaglia Fiorello, è giusto parlarne. Responsabilmente. 

I modi Gentiloni

Dunque adesso abbiamo anche i nuovi sottosegretari e un Presidente del Consiglio che, nella consueta conferenza stampa di fine d’anno fra Natale e Capodanno, ci spiega dove sta andando l’Italia. I modi sono tutto in politica e Paolo Gentiloni dimostra di avere modi molto diversi dal suo predecessore che pure non vuole criticare. Con una battuta potremmo dire che sono modi gentili, anzi Gentiloni.

Non c’è l’aggressività del rottamatore ma anzi la volontà di rassicurare il nostro Paese in un momento non particolarmente facile. Gentiloni dice poi di non avere paura di nuove elezioni politiche anticipate. Sì, ma quando si terranno?

Renzi non fa mistero di voler votare in primavera, massimo a giugno. Non può permettersi infatti di affrontare un altro referendum (chiesto dalla Cgil con 3 milioni e mezzo di firme) sul lavoro che lo vedrebbe sicuramente sconfitto. E senza elezioni politiche anticipate il referendum è inevitabile.

Berlusconi invece vorrebbe spostare più in là possibile le urne. Il centro destra non è ancora pronto e oggi rischierebbe di essere egemonizzato violentemente dai vari Salvini, con l’unica alternativa di dividersi, come accadde a Roma per il Sindaco.

Se poi si considera che la prossima Legge di stabilità dovrà tirar fuori 19 miliardi dalle tasche degli italiani, è ovvio che è più probabile il voto ad ottobre, difficilissimo arrivare a scadenza naturale, cioè al febbraio 2018.

Si potrebbe votare prima di una Finanziaria durissima e dopo il referendum sul lavoro.

Basteranno i modi gentili di Gentiloni?

La strage di Natale

Natale nel mirino. A cinque giorni dalla festa della natività il terrorismo colpisce nel cuore dell’Europa, a Berlino, dove un Tir travolge turisti e tedeschi ad un tipico mercatino. E’una storia pazzesca con tanti morti (almeno 12 e moltissimi feriti): il Tir veniva dall’Italia e il suo autista polacco è stato probabilmente ucciso dall’attentatore.

Come a Nizza sulla Promenade lo scorso 14 luglio. Un lupo solitario, un profugo rifugiatosi in Germania, un Tir impazzito. Un modo vigliacco di uccidere questo degli ultimi terroristi islamisti che mina profondamente la convivenza. Tutta la nostra convivenza si basa sulla fiducia reciproca negli esseri umani. Non si può far nulla per difendersi quando questa fiducia viene meno.

Il terrorismo è questo: toglierci la fiducia nell’altro essere umano che è la base psicologica normale delle nostre vite. Compriamo il pane, ogni mattina, neanche pensando che il panettiere potrebbe avvelenarci. Ci fidiamo del poliziotto che vediamo in uniforme, anche se è armato. Prendiamo l’aereo neanche immaginando che il pilota potrebbe suicidarsi schiantando il velivolo su una montagna o sulle twin towers…

Il mondo in cui viviamo è invece in guerra con se stesso, rischia di esplodere perdendo per sempre la fiducia alla base di tutte le nostre azioni.

Il Natale è la festa della fiducia. Anche per chi non crede, Maria stessa è la donna che si è fidata di più. Ma il Natale misteriosamente attira sempre la violenza degli Erode di turno.

Anche questa volta è capitata  una strage degli innocenti.

 

Due illusioni

Il caso Raggi a Roma ha mostrato che non basta chiamarsi Movimento per non avere comportamenti da partito. E da partitocrazia. La prima illusione è proprio quella di pensare che la diversità, l’onestà, la differenza cala dall’alto sul “nuovo” e non è invece qualcosa da verificare in pratica ogni giorno. Quando il Movimento 5 Stelle esce dagli slogan ed entra nell’applicazione pratica di un tentativo di governo, le cose cambiano radicalmente, piaccia o no. Da Pizzarotti a Parma fino a Roma e Livorno.

La seconda illusione è però proprio quella degli avversari-competitori dei 5 Stelle a cominciare dal Pd e da Forza Italia, Si illudono infatti che un caos come quello romano metta in cattiva luce e faccia perdere voti a Grillo e ai grillini. Il punto è che la gente non li vota per una proposta di governo, per la preparazione del loro personale politico (che spesso manco conosce). Quello è un voto CONTRO, non un voto PER.

Dunque il consenso non sarà mai scalfito da nessuna verifica di realtà. I sondaggi lo dimostrano. Con qualunque legge elettorale si voterà, finirà così e gli scandali non avranno alcun effetto.

Renzi, Gentiloni e Verdini…

Perché Matteo Renzi non ha voluto Verdini nella maggioranza al Senato? Perché per lui il governo Gentiloni è un governo amico, un governo che dev’essere costituzionalmente debole, fragile, cui staccare la spina quando vuole. Con pochi voti di margine a Palazzo Madama, il segretario del Pd lascia pochissimo spazio alla minoranza interna del partito, che sarà costretta a mantenere la disciplina nel voto parlamentare. Allo stesso tempo, ipoteca le elezioni anticipate in primavera. Che per lui stanno diventando un’ossessione. Se infatti non si vota in primavera, varando per tempo una nuova legge elettorale, se la legislatura arriva fino a febbraio 2018, sua scadenza naturale, c’è un altro referendum alle porte. Un referendum pesante come un macigno per Renzi.

E’ quello sul Jobs Act per cui la Cgil ha presentato più di 3 milioni di firme. La Cassazione ha già dato il via libera e ora la Corte Costituzionale dovrà fissare la data della consultazione popolare fra il 15 aprile e il 16 giugno.

Sono tre referendum abrogativi e riguardano le disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, ripristinando di fatto l’articolo 18, l’abrogazione dei voucher e l’abrogazione delle disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti. Come tali, avranno bisogno di un’affluenza di votanti superiore al 50 per cento per essere validi. Molto probabile però che raggiungano il quorum.

Scommettiamo che sarà Renzi a staccare la spina al governo amico di Gentiloni?

Ha vinto il No, si deve ripartire

Dunque ha vinto il No. A valanga. Purtroppo me lo aspettavo e sono anzi convinto da tempo, come ho scritto da qualche mese, che si tratti di una valanga populista inarrestabile che porterà altre importanti novità per l’Italia e per l’Europa.

Sono comunque contento di aver votato Sì e quando vedo già come si dibatte la discussione sulla legge elettorale e le votazioni subito a febbraio, penso che non sarei stato in pace con la mia coscienza se avessi contribuito col mio voto a questo caos.

Gli italiani hanno scelto e in modo netto. Speriamo solo che tutti i soggetti in campo, i vincitori innanzitutto, ma anche i vinti, abbiano la responsabilità per vivere questo momento delicato nel modo giusto. Con equilibrio e saggezza.

Il Paese è in sofferenza, gli italiani sono arrabbiati. Bisognerà pur fare qualcosa di concreto.

Leggete la scheda

Prima di votare domenica 4 dicembre dovete leggere che cosa dice la scheda. Provate a resettare tutto e lasciar perdere le liti furibonde, gli insulti, le elucubrazioni sulla legge elettorale di questi ultimi mesi.

Se volete la riforma, e cioè l’abolizione del Cnel, il forte ridimensionamento del Senato e delle Regioni, il taglio dei costi della politica e del numero dei parlamentari, votate SI’. Se volete lasciare tutto com’è ora, votate NO.

L’interpretazione del voto è tutta qui. Se vincerà il SI’ cambieranno un po’ le cose, se vincerà il NO, resteranno come sono.

 

Domenica si decide

Ha ragione il vecchio modenese, nel commento al precedente post. Anche nel referendum di domenica non c’è tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra. Verissimo. La riforma è piena di cose discutibili. E certe posizioni per il No sono più che rispettabili.

Tuttavia dev’essere chiaro che cosa si decide domenica. Al di là del merito del testo della legge. Si deve comunque scegliere fra due grandi opzioni e per una volta non fra destra e sinistra. La scelta di domenica 4 è fra riformisti e populisti. E questa divisione è trasversale. Chi vota la riforma, comunque sia, sceglie la strada del cambiamento democratico, del riformismo, del Paese che sa ripartire. Chi sceglie di bocciarla, spinge per un populismo radicale, guidato da Grillo e Salvini.

Già lunedì sapremo come finisce. Col NO ci sarà un nuovo governo o anche elezioni subito con due leggi elettorali diverse, per la Camera e per il Senato, alla vigilia di un cambiamento populista, tipo quello della Raggi a Roma (che è stata votata al secondo turno dal 67 per cento dei romani). Col SI’ si potrà riaprire la discussione su una legge elettorale proporzionale che garantisca tutti in attuazione della riforma appena approvata dal popolo.

Decidete voi.

 

Turatevi il naso

La riflessione di oggi è: com’è accaduto a molti statunitensi e forse anche ad alcuni inglesi, l’alternativa secca proposta dal voto del 4 dicembre, SI o NO, sembra sfavorevole in entrambi i casi.

Comunque vada, ci turiamo il naso. Basta pensare a che cosa dicono maggiormente i sostenitori del Si’: “La riforma non mi piace tutta, ma non voglio bloccare il Paese e togliere ogni speranza di cambiamento…”. O a certe argomentazioni di chi vota No: “Appena fatto il voto, bisogna accordarsi con tutti per fare una riforma migliore…”.

Per non parlare della compagnia che tocca condividere da una parte e dall’altra: con Berlusconi fianco a fianco di Grillo per il NO, e Santoro insieme a Verdini per il SI’.

Insomma nessuno (con un po’ di buon senso) sembra contento della scelta che fa nelle urne. E tuttavia dico: lo so, è dura ma andiamo a votare, turiamoci il naso. E scegliamo il meno peggio.

La Brexit globale e i rischi di domenica 4 dicembre

Innanzitutto mi devo scusare con tutti voi. Sono state settimane complicate ed è parecchio che manco con i miei commenti da questo Blog. Mi impressiona, a rileggerlo, l’ultimo post perché già prefigurava una possibile vittoria di Trump alle elezioni americane, in un clima di sondaggi favorevoli alla Clinton.

Ma è triste aver avuto ragione quando è l’ondata populista mondiale a salire ed a travolgere tutti i governi e gli establishment di questo mondo occidentale. Mi rifaccio vivo perché ci troviamo di nuovo in un momento chiave, che può essere di svolta in Europa e nel nostro Paese.

Fra due domeniche si vota per la riforma costituzionale voluta da Renzi. Ora, a prescindere da come la si possa giudicare nel merito, mi sembra evidente questa situazione: se vince il NO, vincono i populismi di Grillo e di Salvini, mentre se vince il SI’, vincono comunque i riformisti. Dunque bisogna riflettere bene prima di decidere se andare a votare e come votare, il 4 dicembre.