Terremoto: le parole inutili

Il grande scrittore Aleksandr Solgenitsin diceva, provocatoriamente, che esiste “un diritto a non sapere” nella società dei mass media. Lo diceva nella nuova vita americana da ex dissidente nel Vermont, nauseato dall’informazione del mondo occidentale. Fatalmente quella provocazione mi è tornata in mente, seguendo avidamente, come tutti in queste ore e giorni, il lavoro dei colleghi inviati sulla terribile tragedia del terremoto di Amatrice. Lavoro spesso splendido.

Ma che comunque fa riflettere su un punto: perché tante parole? La commozione, l’immedesimazione arriva raramente dai discorsi. Ti prendono (e spesso allo stomaco) invece le immagini, sempre vere, le storie, quelle autentiche e in presa diretta.

E’ ancora il tempo del silenzio. Del dolore. Della solidarietà.

Verrà certamente anche quello della polemica, del commento, della speculazione.

Ma non ci siamo ancora.

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2 risposte a “Terremoto: le parole inutili

  1. Parto, dicendo che non sono uno scrittore ma uno che da 5 anni senza lavoro e lottare con la burocrazia italiana è come un terremoto, a parte questo……………….poi è fuori ogni dubbio che un sisma così ha procurato e aperto ferite nei cuori di chiunque vi sia passato!. Togliamoci il cappello di fronte agli uomini e donne che stanno facendo il possibile ma pure oltre, nel cercare di aiutare in ogni forma e modo queste persone. C’è come citato nell’articolo, tempo per ogni cosa e sicuramente arriveranno le polemiche che porteranno alla luce vecchi problemi mai risolti……………..è chiaro che stiamo parlando in alcune zone, di borghi antichi, ma questo non toglie o anzi fa enfatizzare ancora di più l’aver trascurato un territorio che fungeva da carta d’identità e orgoglio per i suoi abitanti. E adesso?…………….solo terra e sassi!!!!, ove all’interno di essi troveremo le anime di padri, figli, nonni, ma ora………………..le parole non servono, ciò di cui ha bisogno questa gente si deve realizzare………………..una CASA!. Ella non farà ritornare i propri cari ma forse potrà lenire o mitigare il dolore, la rabbia, le polemiche…………………..ove si presenteranno.

  2. Buonasera
    Prima di tutto il mio personale pensiero, va alle persone che hanno perso la vita e il cordoglio riservato alle persone che hanno perso amici, parenti e conoscenti. La natura ci offre molto, ma spesso reagisce in modo terribile, facendoci capire che è lei che comanda. Credo che il terremoto, sia la peggiore esperienza che una persona possa provare. In un istante si perde tutto, casa, affetti e i ricordi di una vita, spesso sopportata da lunghi sacrifici e rinunce. In questo caso, abbiamo assistito alla morte di molti bambini, ed è quella cosa che non vorremmo mai vedere. Loro rappresentano l’innocenza, la purezza e la fragilità. Dovrebbero essere risparmiati. Purtroppo non è così. Gli angeli custodi non esistono. Esiste la fatalità e la fortuna ma in tutti e due i casi, non siamo noi a decidere il nostro destino. Il popolo Italiano è sempre stato solidale difronte a questo tipo di calamità e credo che i paesi colpiti dal terremoto, avranno l’aiuto di tutto il paese. E di questo, ne sono certo come il sorgere del sole. C’è ancora tempo per il dolore, non certo per il silenzio. Stare in silenzio, significa rinunciare a combattere e credo che la gente colpita da questa calamità, non voglia rinunciare. A nulla. Sono stati spesi milioni di € per mettere in sicurezza la scuola e l’ospedale di Amatrice. Ciò nonostante i due edifici, sono crollati come neve al sole. Chi è il responsabile di tutto questo ? la gente, ha il sacrosanto diritto di conoscere nome e cognome. Il ponte che conduce al paese laziale, ristrutturato poco tempo fa è inagibile. Come mai ? un personaggio della Protezione Civile, ha dichiarato che durante le ricerche dei supestiti è rimasto impressionato nel vedere così tanta sabbia, rispetto al cemento normalmente usato per costruire le abitazioni. Anche questo è un fatto che dovrebbe essere preso in considerazione. Consapevoli del fatto di vivere in una zona altamente sismica, perchè le imprese edili hanno usato così poco cemento ? non sarà certamente il sottoscritto, a rispondere a questa domanda. Ma sicuramente qualcuno, sarà chiamato a farlo. Quasi trecento morti nostri fratelli, avrebbero potuto essere molti di meno. Non vorrei tornare alla famosa telefonata tra impresari edili, dopo il terremoto dell’Aquila, dove si elogiava i danni procurati dallo stesso e si studiavano i piani per la ricostruzione, a tavolino. Le parole dei nostri politici dopo la tremenda tragedia, sono state di grande effetto, sopratutto mediatico. Mi auguro che le loro promesse, non rimangano tali, perchè troppe volte abbiamo assistito a persone costrette a vivere per anni nelle baracche. Vorrei continuare, ma preferisco fermarmi qua. Ho una grande fiducia nel popolo Italiano. Quella che manca totalmente, nei confronti dei nostri politici. Un caro saluto a tutti.
    Cordialmente.

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