Dan, l’esempio

E’ morto Dan Segre, un grande uomo e un grande giornalista. Per i giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, consiglio di andarsi a rileggere le sue cose. Stupende. E’ stato uno dei fondatori de Il Giornale, insieme a Indro Montanelli e a Mario Cervi.  Io ho avuto l’onore da ragazzo di studiare i suoi articoli, che da un certo punto in poi erano firmati RA Segre, in onore della moglie scomparsa.

Giovane cronista, andai a trovarlo a Gerusalemme a casa sua, Ben Yehuda 1. Eravamo agli inizi degli ani Ottanta, il Libano era in fiamme, Arafat scappava da Tunisi… Che fortuna fu incontrare quegli occhi azzurri e vivaci! Una grande lezione di attaccamento alla realtà.

Dan era un ebreo, profondamente religioso, era stato un patriota israeliano. Un sionista, direbbero i propagandisti dell’altra parte. E tuttavia ti spiazzava sempre, perché osservava le cose con onestà, con passione, con studio.

Ironico, disincantato, non conformista. Più avanti nella vita, ho poi capito la profondità cui attingeva. Leggendo Bellow, Singer, Potok e rileggendo Levi… L’epopea di una umanità che trovava in quella professione, attraverso questo signore della penna, un’espressione compiuta e tuttavia quotidiana, effimera.

Trent’anni fa, uscito dalla sua casa a Ben Yehuda,  evitando i tram, così simili a quelli di Varsavia o di Budapest, sognavo di diventare un po’ come quell’uomo. Quell’ebreo che sapeva vedere la realtà, raccontarla e in essa conservare il segno del Mistero.

Grazie Dan.

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