Moderati, discutiamo

Dunque nel Popolo della Libertà un lungo “travaglio”, per usare il termine usato da Silvio Berlusconi, ha accompagnato il voto di fiducia nei confronti del governo Letta. Una discussione dai toni anche molto accesi, che ha portato il primo partito italiano sull’orlo della scissione. Sbagliato leggere il dibattito interno nei termini della lotta fra “traditori” e “falchi”. I sondaggi dimostrano che a sentirsi “diversamente berlusconiani” sono stati in questi giorni soprattutto gli elettori di centro destra.

E l’epilogo, a sorpresa, di ieri ha evitato la scissione e riportato il dibattito all’interno della politica, liberandolo da una questione di disciplina. Detto questo, due aspetti che non vanno sottovalutati: la capacità di arrivare al compromesso, sommo momento della politica. E, secondo, il valore del confronto democratico in quello che non può più essere giudicato come il partito di plastica o il partito del Capo.

Oggi pomeriggio alle 14,30 ne discutiamo nella video chat.

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3 risposte a “Moderati, discutiamo

  1. VERGOGNOSI,QUESTO GOVERNO E UNA FOGNA,CONTINUARO AD AFFAMARE IL POPOLO MASSACRANDOLO DI TASSE,MENTRE LORO NON SI TAGLIANO I PRIVILEGI COME IL FINANZIAMENTO AI PARTITI MILIONARIO,E I LORO STIPENDI FARAONICI,I PRIVILEGI,IL NUMERO DEI PARLAMENTARI DOVEVA ESSERE DIMEZZATO E INVECE CONTINUANO A PRENDERCI IN GIRO,MA SI SA CHE FINCHE LA PAPPATOIA DURA,E UN GOVERNO DI VECCHI FANTOCCI DECREPITI E RIDICOLI BUFFONI!!!

  2. MA CREDETE CHE BERLUSCONI SE METTA DA PARTE?
    MIA NONNA ERA UNA SAGGIA DICEVA: PER CONOSCERE BENE UNA PERSONA CI VOGLIONO QUATTO STAGIONI. COSTUI NON LO CONOSCONO ANCORA DOPO QUATTRO LUSTRI.

  3. Ma il Pdl non è più il partito del Capo solo perché i subordinati si sono ammutinati, per la ribellione dei ministri e di un significativo numero di parlamentari al diktat di Berlusconi, che negava spazi di dibattito. In realtà questa vicenda dimostra al di là di ogni dubbio la natura patrimoniale (secondo la categoria di Weber) del Pdl-Forza Italia, in cui tutto il potere promana dal leader, la cui mission è la promozione del capo e la tutela dei suoi interessi (per dovere di cronaca va ricordato che Berlusconi era finito con le sue aziende nel mirino della magistratura sin da Tangentopoli nel ’92-’93, prima della sua discesa in campo). In maniera incidentale, opportunistica e strategica, il partito di Berlusconi nella sua vita ha stimolato e interpretato le istanze dell’elettorato moderato ma ha sempre perseguito in maniera efficace la mission di proteggere il capo (le politiche moderate al contrario sono state realizzate in maniera blanda: ieri Monti, nel dibattito al Senato, ha ricordato come il governo Berlusconi abbia aumentato la spesa pubblica di 96 miliardi di euro e il governo Prodi di 26 mentre la riduzione della spesa è la prima misura di chi voglia veramente ridurre le tasse). Il dato politico della crisi mancata del governo Letta è lo scollamento evidente e plateale – che segna un punto di non ritorno – tra gli interessi e gli umori del capo (non ne ho verificato il fondamento ma ho sentito Specchia di Libero dire in tv che l’obiettivo di questa operazione sarebbe stato impedire con lo scioglimento delle Camere la decadenza di Berlusconi da senatore e la chiamata alle urne entro l’anno prima che potesse applicarsi la norma della non candidabilità prevista dalla legge Severino in seguito alla condanna penale) e gli interessi del Paese, compresi in particolare quelli dell’elettorato moderato. L’evidenza e la drammaticità di questo scollamento ha indotto i ministri e diversi parlamentari del Pdl a dare prevalenza alle esigenze reali del Paese ma questo dimostra, nella parabola discendente di Berlusconi, l’inadeguatezza del partito, nel modo in cui finora è stato impostato e gestito, a interpretare le istanze dell’area politica di centrodestra.

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