Condanna di un leader

La sentenza di ieri della Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi è un fatto di prima grandezza. Chiude una fase cominciata vent’anni fa, comunque la pensiate.

Soprattutto perché a essere stato condannato non è un imprenditore qualsiasi che ha ingannato il Fisco, ma perché è stato il leader politico del centro destra, che ha vinto un paio di competizioni elettorali ed è stato Presidente del Consiglio e capo dell’opposizione quando governava la sinistra.

Ora, la domanda che tutti si fanno è: che cosa succederà? Certo, Berlusconi non sarà più candidabile e nel giro di qualche mese, da senatore in carica o dimissionario, dovrà scontare la pena di un anno.

Le conseguenze politiche sono più incerte, e forse drammatiche. Molti pensano che già la prossima primavera ci saranno nuove elezioni, magari con un diverso sistema elettorale; altri ritengono che invece il Governo Letta proseguirà ancora qualche mese.

Allo stato una parte importante dell’elettorato italiano, il centro destra moderato, perde comunque il suo candidato alla presidenza del Consiglio. Mentre il Pd deve ancora celebrare il suo Congresso.

L’Europa, il fondo Monetario, i mercati ci permetteranno il lusso di un altro anno di instabilità e di incertezza?

Comincio a pensare di no. La Grecia è più vicina.