Social housing in classe A: acquistabile?

Come tutti i martedì è il momento di Mr. Baltic:

Da un po’ di tempo mi sono permesso di spulciare sui vari blog tematici relativamente alle case prefabbricate, al Social Housing e al Co-Housing.

Due le prime considerazioni significative:

1 – Il mercato dell’edilizia prefabbricata è in costante movimento/crescita

2 – Molti tecnici sono confusi e si comportano più da “agenti” più o meno occulti dei costruttori che da progettisti e consulenti del cliente. Sulle qualità della casa prefabbricata rispetto ad una casa “convenzionale” si è già discusso e credo che almeno per chi legge questo blog non ci siano molti dubbi. Sul Social Housing ho invece piacevolmente notato che vari Comuni italiani direttamente o tramite i Tecnici locali, si stanno indirizzando verso l’edilizia prefabbricata in legno. Personalmente sto lavorando ad uno di questi progetti e ho notato che si possono costruire tranquillamente delle “CASE” in classe A (trasmittanza pari a 0,18 W/m2 e sfasamento di 12 ore) ampiamente al di sotto dei 1000 €/mq chiavi in mano escluso il terreno). Il che significa che anche i ceti meno abbienti possono vivere in un’abitazione di qualità e non dover avere l’onere di bollette termiche/energetiche sanguinose. Nel Social Housing “popolare” il terreno è normalmente comunale. Gli oneri di urbanizzazione sono quindi “azzerabili”. Rimangono supponiamo per esagerazione i 1000€/m2. Supponiamo che l’abitazione media sia di 70 m2. Risulta un costo netto di 70.000 €. Ho provato ad imputare questo dato su uno dei siti di calcolo del mutuo online e previsto una durata di 20 anni contro uno stipendio di 1200 €/mese per un dipendente a tempo determinato. Risultato: 450 €/mese di rata. Circa un affitto medio italiano di una casa in classe D nella migliore delle ipotesi. Ipotizziamo che tra costi di riscaldamento e di raffreddamento, la bolletta annua sia di 2000 euro (pari a 166 €/mese). La casa con le caratteristiche precedentemente descritte consuma circa l’80% in meno, il che significa un risparmio di circa 130 €/mese che equivalgono a circa un terzo della rata del mutuo. La nostra ipotetica rata sarebbe quindi di 320 €/mese. Non ho detratto per margine di sicurezza il risparmio della bolletta elettrica dato dall’impianto fotovoltaico. Se il terreno fosse dato in concessione per 99 anni (rinnovabili), molte persone potrebbero (anche con reddito bassi) acquistare una casa dignitosa.

In più, con la sinergia tra Comune, Banca e costruttore, ci sarebbe una serie di garanzie tali da rendere l’operazione “fattibile”.

Ogni commento/critica/provocazione se intelligente è ben accetto e probabilmente “costruttivo”…

Mr. Baltic

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8 risposte a “Social housing in classe A: acquistabile?

  1. Potreste fare tutte le case intelligente o meno care ma se chi le acquista si vede lo stipendio fermo da 20 anni e un mutuo in banca se non hai garanzie solide manco un euro ti danno!.Forse oggi se li possono permettere politici e visto i loro stipendi………………o zingari che tanto vivono di ruberie giornaliere e con le macchine che hanno non abbiano problemi di liquidità,invece se sei un italiano nulla ti danno!,queste parole non sono ne una provocazione ne altro ma solo la verità che esiste in questa italia.

  2. La tematica dell’housing sociale è molto interessante anche se deve svilupparsi molto nel nostro Paese. Vorrei proporre una tematica da trattare e, senza entrare nella fantapolitica, utile ad affrontare la devastante situazione sociale ed economica de Paese: la questione della sovranità monetaria e la possibilità di riproporre proposte di legge come quelle del compianto sen. Natali e del grande intellettuale prof. Giacinto Auriti. La classe dirigente snobba o crede (forse per comodo) che siano visioni eretiche dell’economia. Così non è e se non si affronta con decisione questa questione non ne usciremo più. L’Italia, i Nostri figli meritano un futuro sereno almeno come quello che i Nostri padri ci avevano donato.
    La ringrazio.

  3. Buongiorno,
    articolo molto sottile e intelligente, ma il vero problema risiede nella politica italiana. Non va bene che al senato si rubbi a tutto spiano quando poi un mutuo deve durare 20 anni! 20 anni! ma stiamm a scherza? ma dai! cosa centra poi balotelli e la curva della roma e l’italia razzista, i servizi delle iene e chi piu ne ha chi ne metta? bisogna far ripartire i consumi, poi le case intelligenti ben vengano!
    By La Uispa

  4. Ubaldo sica scrive: 21 Maggio 2013/ 18:25 Io sarei molto interessato ad una costruzione del tipo descritto sul vostro blog, sarebbe interessante potere visionarene una già fatta per potere dare un giudizio e quidi farsi un’idea positiva o negativa che sia. Per quanto mi riguarda l’unico problema, potrebbe essere quello riguardante il costo che considero ottimo. proprio per questa ragione, credo, che i primi ad acqustarle sarebbero: zingari, negri, extracomunitari, cinesi. Non sarebbe piacevole averli nelle adiacenze persone di carattere delinquenziale gente molto poco rassicurante. In questo caso non si garantirebbe sicuramente nessuna tranquillità con vicini di cui ho specificato.
    Io abito a Torino, c’è una qualche probabilità che nelle immediate vicinanze della città venga sviluppato un tale progetto? Mi farebbe piacere conoscere più nel dettglio la questione.
    Ringraziando Saluto.

    • Risponde Mr. Baltic:

      Sig. Gianfranco – Lei ha evidenziato due dei tanti problemi che assillano il paese: il primo è che il potere di acquisto delle famiglie è bassissimo, il secondo che gli Istituti di credito hanno i rubinetti chiusi. Ora proprio per questi motivi credo, che un sistema sinergico come quello descritto nel post possa aiutare a risolvere parte delle problematiche, soprattutto perché c’è la collaborazione e condivisione del rischio da parte di tutti. Sappiamo bene che in Italia tutti dobbiamo vivere sotto un tetto e che almeno un affitto lo si deve pagare. In questo modo invece l’affitto potrebbe essere convogliato in una sorta di rata a scalare. Il fine è proprio quello di risolvere i due problemi da Lei descritti. Credo che essere propositivi sia dovuto.

      Sig. Roberto Falò – Non posso intervenire su tematiche (interessanti) ma che escono dal mio campo. Credo che il Dottor Banfi abbia preso nota del Suo suggerimento. Per quanto riguarda i tempi di sviluppo del Social Housing, non credo che saranno lunghissimi. Molti sono i progetti in fase di studio. Del resto è una buona alternativa alla situazione di crisi attuale e soprattutto a quello scempio di case “popolari” a cui siamo abituati.

      La uispa – Condivido il Suo malessere ma rendiamoci conto che un mutuo di 20 anni è piuttosto tipico in molti paesi. L’idea di poter costruire delle case in classe A a prezzi e condizioni “popolari” ha come conseguenza (considerando il risparmio della bolletta energetica per esempio), proprio la possibilità di “concedere” alle persone normali di spendere qualcosina in più ogni mese…. creando un naturale volano nella ripartenza dei consumi. Anche se poi ci sono ben altre problematiche.

      Sig. Ubaldo – Se cerca su Internet trova molti esempi di co-housing, anche se la maggior parte di essi è relativa al recupero di edifici esistenti. Quello da me descritto verrà realizzato in Sardegna. Appena possibile verificherò la presenza di progetti simili nella Sua zona e glielo comunicherò in questo post. Sul fatto di chi può acquistare queste case: nella mia personale “visione”, ritengo (anche per pregresse esperienze dirette di residenza all’estero) che essendo queste dirette a chi ne ha più bisogno, potrebbe/dovrebbe essere redatta dal Comune stesso una serie di caratteristiche/parametri a cui rispondere. Indipendentemente da razza, religione o credo politico. Ma di certo RICHIEDENDO per esempio una certa integrità (ad esempio la fedina penale pulita, famiglie con bimbi, anziani autosufficienti, magari integrando in modo “logico” etnie differenti in nuclei limitati evitando la “ghettizzazione”). Deve anche pensare che questo tipo di progetti include per sua natura la presenza dei Servizi Sociali che avranno l’onere e l’onore di valutare il nucleo di aggregazione.
      Nella variante del Co-Housing invece questo problema non verrebbe a sussistere in quanto tutti i residenti del quartiere /villaggio/complesso abitativo devono andare d’accordo prima di iniziare a costruire su quelle che saranno le regole della “comunità”. Ma di questo parleremo la prossima settimana.

      Un saluto a tutti e grazie.

  5. Questo Blog potrebbe diventare un punto di condivisione e aggregazione;
    mi spiego meglio, visto che siamo tutti di posti diversi perché non renderci promotori di iniziative di co-housing nelle nostre zone ?
    Parlandone con un’amica della zona di Bologna, lei stessa mi ha espresso un estremo interesse, ed ora sta cercando di aggregare persone per poter “creare” il loro progetto ideale.

    Il sig. Ubaldo sicuramente potrebbe reperire tra le sue conoscenze / concittadini persone interessate ad aggregarsi in idee di questo tipo, la stessa cosa può valere per tutti noi e/o per nostri amici/conoscenti nel caso non fossimo interessati direttamente, che ne pensate ????

    Grazie a tutti e buona giornata

    • Risponde Mr. Baltic:

      il Co-Housing diventa un argomento scottante. Credo sopratutto per il fatto che non ha ancora una veste chiara.
      Mi sembra che spesso venga confuso con il Social-Housing (le famose case popolari).
      Risulta evidente che in Italia sia estremamente difficoltoso immaginare di condividere spazi con vicini spesso rognosi o nevrotici a prescindere dalle etnie, credi religiosi e/o politici.

      Secondo me va adattato al modus vivendi italico. Mi spiego meglio:
      anziché condividere un palazzone al motto di “volemose bene”, ritengo che un progetto ad esempio di quartierini con 5/10 casette da 70/100
      m2 (indipendenti) che condividono “alcuni” spazi strutture, i costi di acquisto in gruppo e la negoziazione di alcuni servizi “condivisibili”
      non sia assolutamente impossibile. Da tener presente inoltre che in questa tipologia di progetto, prima ci si riunisce e si stabiliscono i paletti e poi si inizia a condividere.

      Sig. Marco, il vero problema lo ha evidenziato scrivendo ”Oggi si parla solo ed esclusivamente con il computer o con il telefonino e la gente è sempre meno propensa a fare amicizia”, bisogna riscoprire l’importanza di valori importanti, come la fiducia, la COMUNICAZIONE DIRETTA, l’italica predisposizione a fare quattro chiacchere del più e del meno con il vicino.
      Ribadisco. Il Co-Housing non è per tutti, come non lo è il Social Housing, chi può si costruisce il proprio castello, ma non tutti possono. Discuterne per evidenziarne le criticità e trovare soluzioni è solo che positivo.

      Sig. Pagani, La capisco molto bene avendo vissuto un’esperienza simile in Germania. Proprio per questo, immaginando la trasposizione in versione italiana, credo che con qualche accorgimento sia fattibile.
      Quello che manca a molti di noi, soprattutto in un periodo di grave crisi economica, è lo spirito di comunità.

      Continuiamo a parlarne, evidenziamone i punti critici ma cerchiamo anche di proporre le soluzioni.

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