Un sogno per il lavoro

Ha ragione Giorgio Napolitano. “Dobbiamo essere all’altezza dell’articolo 1 della nostra Costituzione”, ha detto in un’intervista al direttore del Tg5 Clemente Mimun, facendo notare che i padri costituenti misero il lavoro (e non i lavoratori) come principio fondante, valore supremo della nostra convivenza civile. E ricordando come l’emergenza lavoro sia la più grande delle emergenze globali in cui ci dibattiamo. Non solo in Italia

Che cosa sta facendo l’Europa per i giovani disoccupati?

Questa è la domanda chiave se guardiamo alle strategie politico-economiche dei prossimi mesi ed anni.

Negli Stati Uniti d’America, grande patria della democrazia, è accaduto qualcosa che andrebbe imitato. Il Governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, nel bel mezzo della peggiore crisi finanziaria occidentale dopo quella del 1929, ha preso una decisione storica, inedita per la più grande autorità monetaria del pianeta: legare i destini del dollaro, e persino la stampa della moneta, supremo atto creativo economico, al tasso di disoccupazione. Bernanke ha promesso di continuare a stampare moneta e a immettere potenti iniezioni di liquidità (il cosiddetto quantitative easing) nel mercato fino a a che la disoccupazione americana non scenda sotto il 6,5 per cento.

Vi rendete conto di che razza di rivoluzione si tratta?

Mette i brividi pensare che cosa potrebbe accadere all’Europa se un Mario Draghi (cui fossero finalmente concessi i poteri che Bernanke ha e che per la verità la Germania della Merkel insiste a negargli) potesse legare la politica monetaria e la stampa dell’euro al tasso di disoccupazione nel nostro continente. Sarebbe davvero una grande rivoluzione copernicana. Le istituzioni comunitarie, persino le burocrazie di Bruxelles, diventerebbero di colpo credibili ed efficaci.

Un grande sogno europeo per l’occupazione, questo dobbiamo tornare a concepire. I tedeschi devono lasciare a Draghi e a Letta la possibilità di fare questa rivoluzione copernicana.

Sfondiamo?

Lunedì scorso, in previsione della decisione di Bruxelles, di chiudere la procedura d’infrazione dell’Italia, ci siamo chiesti e vi abbiamo chiesto: ma non sarebbe meglio sfondare il confine del 3 per cento? Ottenere, cioé dall’Europa, quella deroga sui conti che hanno avuto Spagna e Francia?

E concordare subito un  piano d’investimenti pubblici per far ripartire occupazione e industria?

Stamattina il Corriere della Sera, con l’editoriale di Alesina e Giavazzi, ci dà clamorosamente ragione. “Per far questo”, scrivono i due economisti della Bocconi, “occorre negoziare con l’Unione Europea un temporaneo superamento della soglia del 3 per cento, in modo da poter ridurre subito le imposte sul lavoro”.

Vi aspetto alla video chat di oggi alle 14,30 per discutere i vostri commenti.

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Co-housing: spazi condivisi

Come tutti i martedì, ecco Mr. Baltic:

Parliamo oggi di co-housing. Qualcuno conoscerà già questo argomento,
molto interessante ma in Italia ancora agli albori.

Il Co-Housing, semplificando, non è altro che il condividere degli
spazi abitativi con altri nuclei familiari.

Può/è una interessantissima soluzione, che risolverebbe sia
l’ottimizzazione degli spazi (maggior superficie ad un costo minore)
sia il concetto di integrazione/comunità di persone appartenenti a
gruppi omogenei e/o non.

E’ indubbio che nel venirsi a creare un progetto di co-housing, uno
degli aspetti più importanti sia quello di redigere un’idea adatta al
territorio e ai potenziali residenti.

In questo modo possiamo ottenere dei complessi abitativi
eco-sostenibili, con costi accettabili e studiati per integrare ed
aggregare le persone. Se ci pensiamo potrebbe essere non solo la
soluzione per condividere ad esempio la centrale termica, la
lavanderia, la sala attrezzi (un tagliaerba per tutte le famiglie ad
esempio), ma anche la possibilità di avere un orto suddiviso, magari
con serre (verdure buone a costo quasi zero), un mini nido gestito dai
residenti ma anche la possibilità di avere un locale comune per gli
ospiti, una sorta di foresteria che potrebbe anche essere “affittata”
come B&B e portare piccole entrate per le spese correnti.
Secondo voi, quali zone possono essere condivise e quali no?

Mr. Baltic

Sfondiamo il 3 per cento?

L’Europa mercoledì sancirà ufficialmente che non siamo più “colpevoli” per avere superato la soglia del 3 per cento nel rapporto debito/Pil. La cosa è importante, anche se già ci chiedono nuove condizioni di bilancio da osservare. Ora Enrico Letta dovrà trattare per ottenere la possibilità di altri investimenti.

Ma la domanda è radicale: non sarebbe stato meglio dichiarare subito di voler sfondare questo tetto fissato al 3 per cento, nei prossimi due anni?

In fondo alla Francia e alla Spagna questo è stato concesso. In fondo è questo spirito quello che spinge a chiedere un referendum sull’euro.

Non dovremmo chiedere di piùà a Bruxelles.

Ne parliamo giovedì prossimo nella consueta video chat, in cui commenteremo anche i risultati delle elezioni amministrative.

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Non mancate

Finanziamento pubblico

Oggi finalmente il Consiglio dei Ministri affronta la questione del finanziamento pubblico dei partiti. Ci sono molte resistenze, anche dei grandi burocrati di Stato. Vedremo.

Intanto il disagio verso tutti i soggetti politici dovuto al mancato avvio delle riforme è forte. Sergio Rizzo sul Corsera di oggi ricorda che si è già fatto marcia indietro sull’abolizione dei Tribunalini e delle Province.

Ne discutiamo oggi bene nella consueta video chat.

Tanti e spesso molto polemici i vostri commenti. Ci vediamo alle 14,30

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Il vero nemico

Grazie dei vostri commenti.
Eh sì l’amara sensazione è che nell’agenda della nostra politica il tema della riduzione dei costi, dei privilegi, di posti e stipendi, sia slittato nel dimenticatoio.

Prendete le polemiche di questa settimana. I neo deputati e senatori del Movimento 5 Stelle litigano sui soldi e le cosiddette diarie, rimborsi eccetera. Hanno persino trasformato la loro eroina Milena Gabanelli in un bersaglio violento delle loro polemiche proprio perché ha dedicato una puntata di Report ai finanziamenti dei 5 Stelle.

Il Pd, invece, vorrebbe mettere fuori legge Grillo e le sue liste. E alcuni del Pd (insieme a Grillo stesso) vorrebbero l’ineleggibilità di Berlusconi.

Nel Pdl invece c’è ci ha proposto una riduzione di pena per i condannati di collaborazione esterna alla mafia…

La domanda è solo una: quando si farà qualcosa di concreto per tagliare le spese della Casta?

E della grande burocrazia statale?

Vi aspetto venerdì alle 14,30 per la videochat.

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Social housing in classe A: acquistabile?

Come tutti i martedì è il momento di Mr. Baltic:

Da un po’ di tempo mi sono permesso di spulciare sui vari blog tematici relativamente alle case prefabbricate, al Social Housing e al Co-Housing.

Due le prime considerazioni significative:

1 – Il mercato dell’edilizia prefabbricata è in costante movimento/crescita

2 – Molti tecnici sono confusi e si comportano più da “agenti” più o meno occulti dei costruttori che da progettisti e consulenti del cliente. Sulle qualità della casa prefabbricata rispetto ad una casa “convenzionale” si è già discusso e credo che almeno per chi legge questo blog non ci siano molti dubbi. Sul Social Housing ho invece piacevolmente notato che vari Comuni italiani direttamente o tramite i Tecnici locali, si stanno indirizzando verso l’edilizia prefabbricata in legno. Personalmente sto lavorando ad uno di questi progetti e ho notato che si possono costruire tranquillamente delle “CASE” in classe A (trasmittanza pari a 0,18 W/m2 e sfasamento di 12 ore) ampiamente al di sotto dei 1000 €/mq chiavi in mano escluso il terreno). Il che significa che anche i ceti meno abbienti possono vivere in un’abitazione di qualità e non dover avere l’onere di bollette termiche/energetiche sanguinose. Nel Social Housing “popolare” il terreno è normalmente comunale. Gli oneri di urbanizzazione sono quindi “azzerabili”. Rimangono supponiamo per esagerazione i 1000€/m2. Supponiamo che l’abitazione media sia di 70 m2. Risulta un costo netto di 70.000 €. Ho provato ad imputare questo dato su uno dei siti di calcolo del mutuo online e previsto una durata di 20 anni contro uno stipendio di 1200 €/mese per un dipendente a tempo determinato. Risultato: 450 €/mese di rata. Circa un affitto medio italiano di una casa in classe D nella migliore delle ipotesi. Ipotizziamo che tra costi di riscaldamento e di raffreddamento, la bolletta annua sia di 2000 euro (pari a 166 €/mese). La casa con le caratteristiche precedentemente descritte consuma circa l’80% in meno, il che significa un risparmio di circa 130 €/mese che equivalgono a circa un terzo della rata del mutuo. La nostra ipotetica rata sarebbe quindi di 320 €/mese. Non ho detratto per margine di sicurezza il risparmio della bolletta elettrica dato dall’impianto fotovoltaico. Se il terreno fosse dato in concessione per 99 anni (rinnovabili), molte persone potrebbero (anche con reddito bassi) acquistare una casa dignitosa.

In più, con la sinergia tra Comune, Banca e costruttore, ci sarebbe una serie di garanzie tali da rendere l’operazione “fattibile”.

Ogni commento/critica/provocazione se intelligente è ben accetto e probabilmente “costruttivo”…

Mr. Baltic

Tagliare la politica

Quanto costa la politica? Non è una domanda secondaria. E’ anzi la questione che nei sondaggi primeggia nelle esigenze che hanno gli italiani. Più dell’abolizione delle tasse, più della ricerca del lavoro, interessa alla gente che questo Governo introduca taglia seri ai costi della politica. In tutti i sensi.

In Italia oggi il presidente di una Provincia guadagna il doppio di Angela Merkel. Davvero possiamo permettercelo? Economicamente e diciamo culturalmente?

Da dove cominciare? E pensate che questa volta sia davvero quella buona?

Mandatemi i vostri commenti.

Questa settimana ci vediamo venerdì alle 14,30.

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