“Adesso vada a bordo!”

Al quinto giorno dopo la tragedia dell’isola del Giglio le telefonate pubblicate oggi dai giornali, con tanto di audio originale (clicca qui per vedere il servizio) sono terribili, molto più che “choc”, come si usa dire in questi casi di sintesi giornalistica. “Adesso lei va a bordo!” dicono dalla Capitaneria di Porto al comandante della nave Francesco Schettino, che non è in grado di riferire nulla dei soccorsi, ammette di avere abbandonato la nave e non ha neanche consapevolezza di quanti siano i morti e i dispersi. Ieri anche la compagnia armatrice, la Costa Crociere, posseduta dalla americana Carnival, era apparsa durissima col proprio Comandante: “Ci dissociamo dal suo comportamento”.

Le garanzie di uno Stato di diritto vanno applicate a tutti, compreso il comandante Schettino, che è in carcere e che rischia, per il suo comportamento, di essere condannato a 15 anni. E tuttavia tutte le testimonianze e i racconti pubblicati in questi giorni spingono nella stessa direzione. C’è da chiedersi come sia possibile che una persona conduca una nave di questa importanza e di queste dimensioni, avendo queste problematiche, anche psicologiche.

In pratica, chi ha avuto salva la vita lo deve soprattutto all’iniziativa di un equipaggio che si è ammutinato, mettendo in mare le scialuppe di salvataggio. Perché l’ordine di evacuazione non è mai stato dato dal Comandante. Non è giusto neanche generalizzare, ironizzando sul tema: un italiano al comando. No perché italiani sono coloro che si ribellano all’incapacità del Capo, fino all’ammutinamento. Italiano è il commissario di bordo che rischia la vita, rimanendo a bordo e viene estratto solo dopo 50 ore con una gamba fratturata. Italiano è uno dei quattro membri dell’equipaggio dati ancora per dispersi stamattina.