Il nostro Titanic

Un grande scrittore scomparso suicida nel 2008, David Foster Fallace, ha scritto un meraviglioso libro-reportage che tutti dovrebbero leggere in questi giorni in cui siamo alle prese con la terribile tragedia del naufragio della Concordia, la nave della Costa crociere, incagliatasi davanti all’isola del Giglio. Il romanzo si chiama “Una cosa divertente che non farò mai più” e in cui viene raccontata la tipica crociera americana di turisti nei Caraibi.

Il libro nasce così: la rivista Harper’s magazine chiede allo scrittore di fare una cosa diversa da solito (per lui): andare in crociera per sette giorni nei Caraibi, marzo 1995. Wallace, da narratore affascinante quale è, fa diventare l’esperienza della partecipazione a questa vacanza una grande metafora della vita contemporanea. La crociera come emergenza eccezionale della vita, stupida e quotidiana, non impegnata e insieme massificata. Dove svago e divertimento diventano un obbligo, un’ossessione, non certo qualcosa da desiderare. Una festa continua del consumo: consumo di cibo, di posti esotici, di paesaggi, di sole e di mare in una bulimica e insieme asfittica nevrosi collettiva.

Le pagine di Wallace suonano purtroppo terribilmente profetiche nella grande metafora che è anche questa tragedia, la Concordia come un Titanic italiano (ed europeo), dove la distrazione ha reso tutti poco coscienti della tragedia imminente.