Buon Natale. La mia versione

Che auguri di Natale si possono fare in un mondo dove a Mosca, la gente scende in piazza per dimostrare contro i brogli elettorali? E nello Yemen manifestanti pacifici vengono uccisi? Dove la crisi globale inquieta il mondo e lo spread fra Italia e Germania ha di nuovo sfondato quota 500? Ci sarebbero solo motivi di preoccupazione.

Ma il Natale di questa notte resta comunque una grande, bella, vera notizia. Con questo avvenimento il Verbo si è fatto carne, come dice il fulminante inizio del Vangelo di Giovanni, il cielo scende sulla terra. Nella notte più lunga, nel freddo più pungente, nella povertà più assoluta (la mangiatoia, la stalla, i pastori) l’umanità di Dio è la nostra felicità. Come dice nella bellissima meditazione ripubblicata da 30 Giorni e che trovate qui (http://www.30giorni.it/sommario_supplemento_id_189_l1.htm) Don Giacomo Tantardini.

A chi non ha la fortuna di credere rivolgo auguri vivissimi di buone feste, di un futuro migliore perché desiderato e costruito.

A tutti dico: il nostro desiderio, il nostro cuore, sono irriducibili anche di fronte al Potere più spietato, violento e determinante le nostre vite. Crediamoci.

Buon Natale

Draghi, salvaci tu. Videochat alle 14

Mario Draghi ha assegnato ieri 489 miliardi al tasso dell’1 per cento per tre anni a più di 500 banche europee. Le italiane hanno partecipato all’asta della Banca centrale europea, per un totale di 116 miliardi, il 23 per cento dell’intera liquidità fornita dalla Bce. E’ un fatto importante, che ha ridato fiato al settore, anche se la reazione dei mercati è stata solo inizialmente positiva e poi troppo condizionata dalle cattive previsioni sull’economia americana.

Ma noi dobbiamo stare all’Europa. Draghi è sulla strada giusta, il suo secondo atto “politico” di peso (dopo il taglio dei tassi di interesse) va verso ciò di cui la nostra economia continentale ha bisogno. Ma proprio oggi sul Corriere della Sera (titolo: Quanti errori dalla Germania) è un banchiere, Marco Mazzucchelli, a spiegare molto bene i nostri guai. La politica del Governo tedesco sta portando l’euro al disastro.

Le nostre speranze sono tutte riposte in Mario Draghi e nella sua gestione della Banca centrale europea. Deve prendere “decisioni”, secondo Mazzucchelli, “che portino la Bce ad agire da salvatore della moneta unica anziché tacito complice del suo attuale, sottile sabotaggio”.

Di questo ed altro parleremo oggi nell’ultima videochat prima di Natale, alle 14.

Non mancate!

 

Natale ok, ma le nascite dove sono?

Il nostro Paese, in questo Natale 2011, ha il record di scarsa fecondità. E’ un problema solo apparentemente demografico, statistico. Il nuovo Presidente del Consiglio Mario Monti ne ha parlato nel suo discorso di insediamento al Senato. In Italia non si nasce più, e la nostra nazione diventa sempre più vecchia, seconda solo al Giappone nelle classifiche negative al riguardo. Secondo l’Ocse nel 2050, se le cose non cambiano, un italiano su tre avrà più di 65 anni.

Un dato su tutti: nel 1970 il tasso di natalità era di 2,7 figli per donna, oggi siamo a 1,34 figli per donna, dato che crolla, se togliamo gli stranieri, per scivolare fino a 1,12. Tendenza drammatica che anche questa ci mette fuori dall’Europa, con la Francia a 2, e ancor più fertili Belgio, Svezia, Olanda, Inghilterra, Finlandia, Danimarca, Norvegia… Senza stranieri è il peggior dato del mondo. Anche questo vuol dire non crescere.

Fra i motivi della nuova sterilità italiana c’è sicuramente la mancanza di incentivi economici alle donne e alla famiglia. L’Italia è il Paese europeo che spende meno per la promozione della procreazione e dove c’è ancora un alto tasso di abbandono del lavoro da parte delle neo mamme.

Ma le motivazioni economiche sono solo un aspetto. Gli extracomunitari e in genere gli immigrati che abitano il gradino sociale più basso della nostra convivenza e guadagnano meno, sono molto più prolifici. Guardano al futuro con un’altra speranza. E qui quello che  conta è la cultura. Avere figli è una fortuna enorme, oltre che una responsabilità, anche dal punto di vista egoistico. Realizza, rilancia sul futuro, fa pensare all’Italia del domani. Ecco il miracolo di Natale di cui abbiamo bisogno.

Non chiamateli Indignados

Ho letto in anteprima un’intervista del grande filosofo sloveno Slavoj Žižek rilasciata al settimanale Vita. Žižek è uno dei pensatori contemporanei più intelligenti e soprattutto uno dei pochi che ha previsto questa specie di “implosione” del sistema capitalistico occidentale nel suo splendido Vivere alla fine dei tempi, edito in Italia da Ponte alle Grazie. Ha arringato anche a Wall Street davanti ai giovani che protestavano, riscuotendo un grande successo.

Che cosa dice oggi ai colleghi del settimanale del volontariato? Ve lo sintetizzo. Il termine “Indignados” non mi piace. L’indignazione è una pulsione di destra, moralistica, utile al fascismo o al neo fascismo, sempre alla ricerca moralistica del nemico esterno. Che non esce dal ricatto del Potere sull’immagine.

Preferisco il termine “occupanti”: “Occupy Wall Street” ha qualcosa di oggettivo. Siamo qui, siamo giovani, occupiamo fisicamente lo spazio del Potere, anche se non contiamo nulla…

Bellissimo, trovo. Giustissimo.

Se chi occupa ha una posizione pratica (e quindi poetica) ha una chance oggettiva, direi ontologica, per contrapporsi al Potere. Se chi occupa, si indigna moralisticamente troverà qualche capo popolo che prima o poi gestirà la sua rabbia.

 

Contro l’asse franco-tedesco

Stamattina sul Wall Street Journal c’è un’intervista col candidato francese alla successione di Sarkozy, il francese Holland. In cui dice che solo la BCE può salvare l’euro. Il leader socialista ha dichiarato che, in caso di una sua vittoria alle elezioni, chiederà all’Europa un ruolo attivo dell’ Eurotower per sanare la crisi. E’ un segnale importante che si aggiunge a quello che sta diventando un coro contro il direttorio franco-tedesco.

In Italia hanno preso una linea molto dura anche un europeista convinto come Giuliano Amato, e l’ex presidente del Consiglio che ci ha portato nell’euro, Romano Prodi. E’ ormai nettissima la sensazione che ci avviciniamo ad una resa di conti violenta con la coppia (politica) Merkel-Sarkoy.

L’Inghilterra è rimasta fuori dall’Europa, e noi ne soffriamo molto. Ne soffrono probabilmente anche gli inglesi. La speranza è che una nuova stabilità europea, un’uscita dalla crisi, dal vicolo cieco franco tedesco in cui è finito il Vecchio Continente, ci riporti ad essere solidali con il Regno Unito.

Intanto la manovra finanziaria di Monti ha avuto un primo sì, con una maggioranza bulgara alla Camera: 495 si, 88 no e 4 astenuti. Numeri da emergenza nazionale.

 

Videochat alle 14. Una buona notizia

A volte il mondo del giornalismo italiano è afflitto da gossipismo e provincialismo. Qual è la differenza tra pettegolezzo e notizia? La maggioranza dei miei colleghi la ignora. La notizia è un fatto che ha rilievo pubblico, incide sulla vita dei cittadini, ne cambia la vita. Il pettegolezzo non riguarda invece l’interesse generale. E’ ovvio che la lite tra Enrico Mentana e i suoi giornalisti de La7 è una notizia, vista la popolarità e il seguito del telegiornalista, ma il peso delle questioni interne al mondo giornalistico è certamente sproporzionato a quello che gli viene dato nei nostri mass media.

La notizia di ieri davvero importante è l’apertura di Mario Monti alla Tobin Tax, cioè ad una tassa sulle speculazioni finanziarie. “L’Italia è tornata ad affiancare l’Italia nel nucleo europeo”, ha detto Monti. E poi: “E’ impossibile dire basta tasse, è sicuramente possibile alleggerire il loro peso su imprese, lavoro e famiglie con una fiscalità estesa al mondo della finanza e della grande finanza”.

Nella mia trasmissione ne abbiamo parlato parecchie volte e in particolare col professor Becchetti di Tor Vergata, uno degli economisti che hanno firmato l’appello internazionale per promuovere una tassa di questo tipo a livello mondiale.

E’ una grande, buona notizia, affogata nei gossip del nostro piccolo mondo.

Anche di questo parliamo nella video chat di oggi in diretta alle 14. Non mancate.

 

Xenofobia e cattivi maestri

Da qualche tempo si avverte un peso sullo stomaco, girando per le nostre città comunque frenetiche nei giorni che precedono il Natale. La crisi economica mette in moto meccanismi di violenza diffusa, una specie di voglia di vendetta che sfocia nel comportamento rabbioso. In più si combina, nella pancia della gente, un sentimento purtroppo atavico di “caccia al nemico”. Come a proiettare sull’altro, sul diverso, sullo straniero tutta la negatività che incombe sulle nostre esistenze. Lo penso da qualche giorno e lunedì in una riunione di redazione giornalistica, ho insistito su questa sensazione di disagio sociale diffuso, pronto ad esplodere. Purtroppo la storia si ripete e chi la conosce, ricorda come nacque l’ondata antisemita nella Germania della crisi degli anni Trenta, spesso evocata in questo periodo.

Il caso di Torino, con lo spaventoso raid nel campo nomadi, sulla base di una denuncia inventata, era una spia precisa e da non sottovalutare di questo fenomeno. Ieri il tragico e clamoroso episodio di Firenze, con l’assassino Gianluca Casseri, questa sorta di Breivik italiano, esoterico e fascista, fissato con Nietzsche e la fantasy, che di colpo ha cercato e ucciso due senegalesi. Per lui in quel momento non più uomini, ma persone di colore, simboli del male, appunto nemici.

L’episodio pone innanzitutto un problema educativo e culturale, che riguarda la convivenza nella nostra società. Ha ragione Napolitano, quando sostiene che dobbiamo combattere la xenofobia con tutte le nostre forze.

E tuttavia i cattivi maestri di questo momento dell’Italia sono sia a destra che a sinistra. Sono coloro che hanno esasperato il clima, sollevato il risentimento della gente, aizzato la pubblica opinione contro questo e quello. L’intolleranza è diffusa. Innanzitutto il linguaggio è sfuggito di mano. Tutti dovremmo fare un esame di coscienza.

 

Abbiamo bisogno di Londra

Ma può l’Europa fare a meno dell’Inghilterra? A leggere stamane il Guardian la domanda non è solo italiana. Oltremanica si è sviluppato un dibattito duro e intenso, culminato nel discorso ieri dello stesso Cameron. Il premier ha spiegato: ho detto di no ai nuovi patti europei per difendere il mio Paese. C’è chi non la pensa come lui e tuttavia, al di là delle questioni tecnico-legali dell’accordo che riguarda l’Unione Europea, c’è una tensione vera, una differenza di fondo fra la visione anglosassone della vicenda e la linea di politica europea (monetaria e non solo) messa in campo dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel.

E’ inutile che ci nascondiamo dietro ad un dito: se l’Inghilterra, col debito pubblico che ha oggi, fosse stata nell’unione monetaria (e non solo in quella politica), sarebbe in grandissima difficoltà. Invece i suoi titoli di stato, garantiti dalla Bank of England ed emessi in sterline, hanno interessi un terzo dei nostri. E con Londra ci sono Danimarca, Svezia, Norvegia…

Ora come può l’asse franco-tedesco pretendere di far pagare a tutto il resto d’Europa un prezzo altissimo, non stampando moneta e non accettando una politica inflazionistica? Questa è una partita che si giocano anche Monti (e Draghi e Papademos) e in genere i rappresentanti del Partito popolare europeo. Insieme alla revisione del Trattato di Lisbona va assolutamente rivista la politica economico-monetaria europea. Il fine è riportare l’Europa anglosassone e scandinava, quella per intenderci del Mare del Nord, a fianco di quella mediterranea (Italia, Spagna, Grecia) e di quella continentale (Francia e Germania). Ma i tedeschi devono mollare su qualche punto, sennò sarà un altro disastro. L’ennesima Waterloo.

 

Il Grande Scossone. Oggi videochat

Non so se la giornata di ieri, Festa dell’Immacolata, passerà alla storia, ma se ciò accadrà è per la sconfitta dell’idea stessa di Europa. Una specie di nuova Waterloo si è consumata infatti sui mercati e nelle stanze di Bruxelles. Non c’è accordo politico fra i partner del vecchio continente, alla vigilia di un vertice che doveva essere decisivo nel fissare nuove regole. Stamattina è diventato di dominio pubblico un durissimo scontro tra Cameron e Sarkozy. L’asse franco-tedesco sta “combattendo” contro il resto del mondo. Monti sta tentando una mediazione, ma già sappiamo che si tratta di gestire un fallimento politico-strategico. La Merkel tiene duro e probabilmente siamo alla vigilia di un Grande Scossone.

Dal punto di vista della situazione economica stiamo vivendo ore ancora più tragiche. Ieri è bastata una semplice risposta del capo della Bce Mario Draghi ad una domanda di un giornalista per far crollare i mercati di mezzo mondo. Il collega di Bloomberg ha chiesto a Draghi: la Bce, cioè la Banca centrale europea, continuerà a comprare i bond, i titoli di Stato? Risposta secca: “No”. Tracollo nelle Borse. Milano ha perso più del 4 per cento. Lo spread dei nostri titoli è tornato a una cifra da incubo: 444.

Terza emergenza: sono state rese note le cifre calcolate dall’Autorità Bancaria Europea sui debiti e quindi sulle necessarie ricapitalizzazioni delle banche europee. Per l’Italia il prezzo richiesto è altissimo: 15,4 miliardi. Siamo terzi dopo Grecia (ma è in default!) con 30 miliardi e Spagna con 26. Gli istituti italiani sono alle corde. Si sentono truffati, perché nonostante la solidità del nostro sistema ci viene fatta pagare la crisi greca, pur non avendo in portafoglio quei titoli di Stato a differenza di Francia (le banche francesi devono solo 8 miliardi) e Germania (e quelle tedesche 13). E’ una circostanza drammatica. Come faranno le nostre banche a rimediare tanta liquidità entro gennaio (questa la scadenza imposta dall’Autorità)?

Con chi ci vuol seguire ne parliamo oggi nella video chat delle 15 e 30.

 

 

Sacrifici e bugie

I sacrifici sono sacrifici. C’è chi bestemmia per l’aumento della benzina. Chi è deluso perché vede rimandato il traguardo della propria andata in pensione. Chi fa i conti dell’Ici-Imu che dovrà pagare. E però dopo l’uscita televisiva di Mario Monti da Bruno Vespa, la riflessione riguarda quello che il Presidente del Consiglio ha detto. Questo soprattutto: “Ho chiesto agli italiani molti sacrifici, ma l’alternativa non era andare avanti come se niente fosse senza i molti sacrifici. Ma c’era il rischio, molto concreto, che lo Stato non potesse più pagare, che gli stipendi non potessero più essere pagati, che le pensioni non fossero più pagate”.

Rischio molto concreto che comprensibilmente non era conosciuto dai normali cittadini. Ma perché i politici, gli eletti in Parlamento, cioè coloro che hanno responsabilità nello Stato, lo hanno sottovalutato? Forse non ne erano a conoscenza?

Abbiamo vissuto delle settimane (dei mesi ormai, da luglio scorso) surreali. Parlando con tanti esperti, in ispecie economisti, a me è capitato sentire analisi allarmanti, di un Paese a rischio fallimento, sull’orlo della bancarotta. E tuttavia nei politici non c’è mai stata questa precisa coscienza.

E’ legittimo, e per certi versi doveroso, che oggi ci sia chi protesta contro queste misure così dure. A differenza degli illustri professori Alesina e Giavazzi, io penso poi che il sindacato vada ascoltato. Così come vanno ascoltate le opposizioni, in Parlamento e fuori.

Ma ci vuole più responsabilità. A tutti i livelli. Un sindaco di Bari, come Emiliano, non può scrivere grosse inesattezze sulla manovra, anche solo su Twitter. Un ex ministro, come Maroni, non può sposare tesi assurde sulla sconfitta dell’Italia e la presunta vittoria della Padania.

Lo Stato siamo noi.