17 nov

7,6 miliardi per uscire dal fango

E pensare che il governo Renzi ha deciso di dare gli 80 euro in busta paga, spendendo 10 miliardi. Ne basterebbero solo 7,6 per mettere a posto l’Italia nel senso di un vero intervento nazionale contro il dissesto ideogeologico.

Sarebbe questa una grande opera necessaria, più convincente e gradita alla popolazione dei vari lavori previsti dallo stesso decreto Sblocca Italia.

Abbiamo bisogno di uscire dal fango, dall’autunno del nostro scontento.

I commenti di Alessandro Banfi

10 nov

Quirinale. Partita pericolosa

Giorgio Napolitano ha deciso. Si dimetterà a dicembre. La nuova elezione già a gennaio, con questo Parlamento, difficile da interpretare, pieno com’è di eletti che hanno cambiato partito, gruppo, casacca.

Le volontà del Presidente della Repubblica sono comprensibili. E’ stanco e nelle ultime apparizioni è apparso davvero affaticato. La Costituzione, poi, è molto chiara: è lui che decide semmai di interrompere il suo mandato di 7 anni, teoricamente valido fino al 2020.

I problemi però sono molti. Il Governo, nonostante l’energia di Renzi, è debole. La situazione economica è drammatica e ci avviamo a fronteggiare l’inverno più duro degli ultimi 60 anni. L’incertezza che le dimissioni di Napolitano provocano sarà il grande pericolo dei prossimi mesi.

Salterà il patto del Nazareno? Reggerà? Davvero Renzi aprira il “forno” dei 5Stelle? Sono queste le domande vive nel’autunno politico prossimo venturo.

I commenti di Alessandro Banfi

5 nov

Roma sotto esame. Juncker attacca

Non è una battuta casuale quella di Jean Claude Juncker, nuovo capo della Commissione euopea, cioé del Governo di Bruxelles, quando dice: “Non sono il capo di una banda di burocrati. Se avessimo dato ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe molto diverso”. E non solo perché la battuta è stata provocata da una domanda “organizzata” dal falco tedesco della Csu, Manfred Weber.

La verità è che la nuova Commissione Europea vuole mettere sotto pressione, e forse sotto esame ufficiale, il debito italiano. Al cospetto di questa possibile iniziativa (procedura d’infrazione?) la Legge di Stabilità di Pier Carlo Padoan appare “debole”, come ha scritto Luca Ricolfi. Sebbene sia considerata “al limite” (e forse oltre) dallo stesso Juncker.

D’altra parte se le politiche europee restano quelle dell’austerità e all’Italia viene rinfacciato il debito (il rapporto deficit Pil è al 132,2 per cento) appare molto difficile che leggi nazionali di bilancio possano rilanciare l’economia e la crescita.

Matteo Renzi, primo socialdemocratico in Europa quanto meno a voti popolari, avrebbe la possibilità di sviluppare un’iniziativa politica raccogliendo i Paesi più scettici nei confronti della Merkel. Solo da un’iniziativa di questo tipo potrebbe nascere qualcosa di nuovo.

I commenti di Alessandro Banfi

4 nov

Incubo giustizia

Se mettete insieme gli ultimi giorni, la vita pubblica italiana è quasi un incubo. Il caso Cucchi, con la clamorosa setneza di assoluzione per cui non ci sono colpevoli per la fine tanto ingiusta a atroce di un giovane morto mentre era nelle mani dello Stato. Il caso De Magistris, il sindaco di Napoli condannato in primo grado e rimesso al suo posto. La legge Severino, sulla quale i dubbi di costituzionalità non esistevano quando la cosa poteva riguardare Berlusconi nell’estate del 2013, e che invece ci sono tutti oggi perché la Corte è stata investita dal caso per il Tar della Campania. Seempre al cnetro l’ex collega De Magistris.

Potremmo mai avere un Paese dove la Giustizia non sia preda delle corporazioni, statali e no? Ieri il Presidente del Consiglio a Brescia ha ricordato, di fronte agli imprenditori, il gap che divide la nostra giustzia civile da quella degli altri Paesi.  Siamo al punto che non convine più avere un’impresa in Italia, visto che non si ha la certezza di aver ragione, in occasione di una controversia commerciale o di un mancato pagamento o del furto di un brevetto…

La nuova Italia deve ripartire dal sanare questa piaga.

I commenti di Alessandro Banfi

31 ott

Gentiloni alla Farnesina. Scelta normale

Alla fine Renzi ha scelto: Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Un politico di lungo corso, un Pd, un maschio e non una femmina. Il gesto è importante e simbolico. Per una volta non è una scelta di immagine. Anche il giovane Matteo ha dovuto raggiungere un compromesso col Capo dello Stato.

Forse non è un male che una scelta normale, di buon senso, entri a far parte dell’universo renziano. Certo, le illusioni su Bonino e Letta sono durate lo spazio di una mattino. Almeno su questo Blog. Ma la direzione è quella.

Prima o poi si rimargineranno anche quelle ferite. Sempre che Renzi continui a governare.

I commenti di Alessandro Banfi

31 ott

Stima estera e vecchie ruggini

C’è un braccio di ferro tra il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. La contesa riguarda il nuovo titolare del Ministero degli Esteri. Renzi ha proposto a Napolitano quattro nomi che non lo hanno convinto affatto. Ci vogliono competenza e professionalità, avrebbe spiegato “la più alta carica dello Stato”. Che sia almeno un politico…. e non un tecnico.

Renzi ritornerà sul Colle, nei prossimi giorni, nelle prossime ore… Leggendo però i resoconti e i retroscena, vengono in mente almeno due nomi di persone care al Capo dello Stato: Emma Bonino ed Enrico Letta. Entrambi hanno una lunga consuetudine internazionale, hannno rivestito ruoli e funzioni che li rendono naturali candidati.

Certo, non sono affatto espressione del renzismo. Né del “giglio magico” (Letta per la verità è toscano, ma non è sospettabile di vicinanza al Presidente del Consiglio), né delle nuove generazioni al potere dopo la rottamazione. E tuttavia sicuramente a livello politico ed internazionale, hanno conservato stima e rispetto. Al di là degli schieramenti. 

Letta con Renzi ha vecchie ruggini. Quel “stai sereno enrico” non è stato ancora metabolizzato. La Bonino è donna, ma non giovane.

Ostacoli superabili? Vedremo.

I commenti di Alessandro Banfi

27 ott

Lo stress test che manca all’Europa

Dunque secondo il Financial Times “l’Italia è sotto pressione” e a vedere il comportamento dei mercati oggi penso che abbia avuto più ragione del Corriere della Sera, che stamattina titolava “bocciate solo due banche”… La Borsa va male e i titoli bancari soffrono terribilmente.

D’altra parte sarebbe curioso che l’Italia soffrisse della crisi economica in modo così pesante in tutti i settori e le banche ne fossero magicamente escluse… In più la crisi del Monte dei Paschi, terza banca italiana, è una realtà ormai da mesi e che non può certo essere sottovalutata nel suo impatto su tutto il sistema bancario del nostro Paese. Certo, la Banca d’Italia ha cercato, ieri, di dire che è andata meno peggio del previsto. E tuttavia i danni si sentono…

Ma lo stress test che manca all’Europa è quello sulle famiglie e sulle imprese. Se lo si fosse fatto, sarebbe a tutti apparso chiaro che non è solo la finanza a soffrire, ma l’economia reale. Le imprese non fanno più utili, le famiglie non spendono.

Ci tocca a sperare in Renzi, che dovremmo chiamare Tina, il vecchio nomignolo della Thatcher. Non in concessione alla moda gay, quanto perché There is no alternative …

I commenti di Alessandro Banfi

20 ott

Aiutare le neo mamme, per crescere

Ieri Matteo Renzi ha annunciato che nella nuova Legge di Stabilità allargherà la platea degli 80 euro alle neo mamme. Per i primi tre anni. Lo ha fatto dal salotto di Domenica Live, la trasmissione domenicale di Canale 5. Vedremo ora se nel testo, che sarà presentato alla Camera, ci sarà questa nuova norma.

Certo, aiutare le neo mamme in un Paese che non sa più crescere è un’idea giustisissima. L’anno scorso in Italia  ci sono state solo 500 mila nuove nascite. Poche, troppo poche. Il nostro tasso di natalità è fra i più bassi del mondo.

Non abbiamo più fiducia nel futuro, non generiamo né figli, né nuove imprese, né quindi nuovi posti di lavoro. Le cose sono molto più collegate di quanto si pensi.

Incentivare la natalità è un grande obiettivo.

I commenti di Alessandro Banfi

16 ott

Finanziaria: parole e numeri

A parole è una mezza rivoluzione la Legge di Stabilità che ieri sera Matteo Renzi ha presentato agli italiani. Finalmente un segno concreto di riduzione delle tasse, soprattutto per le imprese e per il lavoro. Costerà di meno assumere un ragazzo a tempo indeterminato, costerà di meno dare un determinato salario rispetto ad oggi. “Abbasare le tasse non è di destra”, ha detto il Presidente del Consiglio.

Le parole hanno un peso. Soprattutto in politica. E quindi non possiamo far finta di non averle sentite. Ma poi ci sono i numeri. E le cifre fornite ieri sera da Renzi non trasmettono la stessa immediata fiducia delle parole. Perché? Perché almeno alcuni numeri danno l’impressione di non essere realistici.  Prendete la lotta all’evasione fiscale. Nello schemino del Governo frutterà 3,8 miliardi di maggiori entrate. C’è da crederci?

Altro esempio: nella spending review dovrebbero arrivare altri 4 miliardi dai diversi Ministeri. Tagli nelle loro spese. Quali? Come? Perché? 

E tuttavia se vediamo il quadro generale, il nuovo crollo delle Borse europee, i nuovi timori per l’Euro, non ci resta che sperare.

I commenti di Alessandro Banfi

15 ott

Off-shore a Londra

Oggi il Consiglio dei Ministri deve varare la Legge di Stabilità. Come al solito si arriva all’ultimo giorno utile (15 ottobre) e non simao gli unici in Europa a farlo. Quando sarà chiaro che cosa contiene ne discuteremo.

Intanto però val la pena di riflettere su un punto debole dell’Unione Europea. Che è questo: perché Londra può ospitare capitali stranieri (pensate ai russi, pensate agli arabi) garantendo anonimato e basse imposte proprio nel cuore dell’Europa?

Perché le regole, soprattutto quelle fiscali, non devono essere uguali per tutti? A comnnciare dai finanzieri londinesi?

I commenti di Alessandro Banfi