30 Giu

La Brexit e noi

Due interventi importanti in questi giorni sulla Brexit, decisa alla fine dal popolo inglese. Uno di Valery Giscard d’Estaing intervistato dal Corriere della Sera, l’altro pubblicato ieri dal Guardian (e oggi sempre dal Corriere in italiano) di Gordon Brown.

Entrambi sembrano pensare ad un esito geopolitico della Brexit che porta  gli inglesi, e non solo, a paragonarsi col paradigma più largo della globalizzazione senza la “protezione” europea. E d’altra parte il referendum può segnare un’occasione in cui si ritrova l’identità vera del soggetto europeo, ritornando alle sue origine “romane”.

L’ex presidente francese ha ricordato infatti il primo Trattato firmato a Roma. Il suo ragionamento ricordava alcuni contenuti del bel saggio scritto dal filosofo francese Rémi Brague, Il futuro dell’occidente, Bompiani, titolo originale: Europe, la voie romaine.

L’Europa può ripartire dall’idea inclusiva, “secondaria” della sua natura, che le viene dall’idea dell’antica Roma. Nessuno è romano, all’origine, neanche Enea il profugo fondatore ma lo possono diventare tutti…

Che cosa poi voglia dire tutto questo in pratica, è ancora presto per dirlo…

I commenti di Alessandro Banfi

20 Giu

Chi perde, chi vince

Dunque i risultati di queste tardive amministrative di fine giugno 2016 sono i più inaspettati degli ultimi anni. Proviamo a tirare le somme e condensare i messaggi che gli elettori, con le loro schede, hanno infilato nelle urne.

C’è una voglia di cambiamento tanto radicale quanto non definita, che trova nel Movimento 5 Stelle la sua migliore espressione. Ne escono invece fortemente ridimensionati i populismi della Destra ex fascista e della Lega. E anche quelli della sinistra estrema, quasi scomparsa.

Matteo Renzi sta coagulando contro di sé la maggioranza degli italiani. Solo la vittoria di Milano (con un candidato fortissimo come Sala, un non politico, un non partitico paracadutato direttamente dal successo dell’Expo) mitiga il disastro di Torino, Roma e Napoli

Il centro destra è nella sua fase forse più difficile dalla nascita del bipolarismo. Con una leadership uscente e una entrante, che non si è ancora affermata, in un’alleanza sempre più confusa.

Il rischio è che il bipolarismo destra/sinistra sia sempre più sostituito da una alternativa sistema (PD) contro antisistema (M5S).

In un mondo in cui ci sono i vari Sanders e Trump aspiranti alla Casa Bianca, non possono stupire le Raggi e le Appendino.

Se non è il momento dell’anti politica questo…

I commenti di Alessandro Banfi

14 Giu

E se chi perde a Milano, lo mandassimo a Roma?

Scusate se continuo a parlare di elezioni amministrative. Perché, sì lo so, c’è la Brexit, il terrorismo, eccetera mille e mille paure e preoccupazioni ma domenica il voto italiano è importante. Fondamentale a Milano, a Roma, Torino, Bologna, Napoli…

Prendete l’immigrazione (cui fatalmente si collegano sicurezza e lotta al terrorismo). Non è neutrale il voto di domenica. Può essere un segnale preciso, senza alcun dubbio. Parisi e Sala non hanno le stesse idee su chi apre Moschee a Milano. Neanche Lettieri e De Magistris. Tanto meno la Bergonzoni  e Merola. Decidete voi chi votare, ma non pensiate sia secondario.

Ultima ironica proposta sulla differenza di qualità fra i candidati di Milano e i candidati di Roma: ma se nella Capitale mandassimo a fare il sindaco chi perde a Milano?

I commenti di Alessandro Banfi

9 Giu

Occasione unica

Chi ha visto ieri sera il dibattito a due su Sky fra Sala e Parisi non creda abbia più dubbi su chi sia la persona migliore come futuro sindaco di Milano. C’è una grande voglia di cambiamento, di girare pagina e Stefano Parisi la incarna fino in fondo.

Penso anche che a Roma, nonostante la non grande simpatia della Raggi, prevarrà la voglia di un’alternativa, dopo tanti anni disastrosi.

Forse ci siamo.  Non bisogna perdere l’occasione di dare un segnale chiaro. Al Governo, a Renzi ma soprattutto a tutta la classe dei politici di professione.

I commenti di Alessandro Banfi

6 Giu

Parisi a un soffio

Dopo una notte e quasi un giorno di commenti, c’è il vantaggio di ragionare sui dati certi. Le schede contate. Il Presidente del Consiglio insiste nel sostenere che non si può generalizzare: ogni città e ogni sindaco fanno storia a sé.

E tuttavia il risultato di Roma è clamoroso soprattutto sul fronte del centro destra che dividendosi regala la sfida con l’alternativa 5 Stelle ad un Pd  colpevole di Marino e “miracolato”. E’ notevole a Napoli e Bologna dove il Pd appare in crisi e i moderati arrivano al ballottaggio. Eppure a me pare che il dato davvero più nuovo sia quello di Milano.

Stefano Parisi è ad un soffio da Beppe Sala. Li divide uno 0,9 in percentuale, 41 a 40, che corrisponde in termini assoluti a meno di 5 mila voti. Sala è stato il grande organizzatore di Expo ed ha goduto di buona stampa per un anno. Parisi era invece un outsider, per la prima volta in politica. Se poi si considera che il grande argomento contro Parisi era quello di essere troppo condizionato da Salvini, la scarsità dei voti della Lega a Milano (doppiata da Forza Italia) balza agli occhi.

In realtà la gente sa scegliere e sa votare. La verifica l’avremo il 19 giugno, giorno del ballottaggio finale.

I commenti di Alessandro Banfi

3 Giu

Votare è volere

Strano clima questo che precede le amministrative. A Milano, ma anche a Roma e Napoli, sembra che domenica quasi non si voti. Nessun manifesto per le strade, pochissimi santini, niente volantini, zero comizi. Gli stessi dibattiti tv scarseggiano e quando ci sono, appaiono imbalsamati dalla par condicio, una legge che mai come oggi si mostra burocratica e fiscale. Per cui a Torino dovrebbero parlare 17 candidati, 9 a Milano e così via, in un’apoteosi di aspiranti sindaci senza la minima speranza di essere eletti…

Chi dovrebbe andare a votare non lo sa o non è interessato. Tanto che i sondaggisti si chiedono se si arriverà al quorum del 50 per cento più uno, requisito minimo di una competizione democratica, se non dal punto di vista legale, almeno morale.

Dobbiamo allora tutti ricordarci che votare è un grande diritto, che permette di scegliere. Di determinare chi governerà la nostra città, che sia metropoli o piccolo Comune. Non andare vuol dire rinunciare, lasciare a chi ci va di decidere per noi.

Votare è anche un dovere. L’uomo è un animale sociale, dicevano già gli antichi, e non si può prescindere dalla libera vita associativa dei cittadini. Qualsiasi sia la vostra istanza, è solo dal basso che avvengono i veri cambiamenti.

Domenica si vota dalle 7 alle 23. Lunedì niente.

I commenti di Alessandro Banfi

27 Mag

Obama a Hiroshima

Sarà perché i due candidati che si profilano non ci provocano grande entusiasmo, ma Barack Obama sembra convincere ogni giorno di più, proprio alla vigilia della fine del suo lungo mandato. Oggi ha compiuto un gesto storico: è diventato il primo Presidente degli Stati Uniti a recarsi ad Hiroshima, la città colpita dalla bomba atomica.

E’ un gesto simbolico coerente con quanto fatto in otto anni di presidenza. Basti pensare alle gravissime crisi che sotto la sua guida si sono risolte senza intervento armato: l’Ucraina nel 2014 e la Siria nel 2013, l’accordo di pace con l’Iran sul nucleare, il vero disgelo con Cuba. E al suo premio Nobel per la pace.

Il messaggio di Obama è chiaro: ora si devono eliminare tutte le armi nucleari nel mondo.

Yes, we can.

 

I commenti di Alessandro Banfi

22 Mag

L’Ex voto del pittore

Oggi è il giorno di Santa Rita da Cascia. E allora mi piace ricordare questo episodio. Il grande pittore francese Yves Klein (quello che aveva brevettato il suo famoso “blu”) era un devoto della santa. Le suore di Cascia, anni dopo la sua prematura scomparsa, hanno ritrovato nel santuario un suo piccolo ex voto in plexiglas, con tracce della sua pittura, fra cui il famoso Blu Klein, e una preghiera sorprendente.

Questa: “Santa Rita da Cascia, io ti chiedo di intercedere presso Dio Padre Onnipotente perché mi accordi sempre, in nome del Figlio Gesù Cristo e in nome dello spirito Santo e della Santa Vergine Maria, la grazia di animare le mie opere perché esse divengano sempre più belle e inoltre la grazia che io scopra continuamente e regolarmente sempre cose nuove nell’arte ogni volta più belle, anche se purtroppo non sempre sono degno di essere un utensile per costruire e creare della Grande Bellezza. Che tutto ciò che viene da me sia bello. E così sia”.

“Un utensile della Grande Bellezza”. Anche chi non è un grande artista, sa che si può, anzi forse si deve, chiedere questo.

I commenti di Alessandro Banfi

9 Mag

Corsa ad ostacoli

Le due notizie di stamattina, che a Roma non si può presentare la lista di Stefano Fassina (estrema sinistra) e a Milano è stata rifiutata Fratelli d’Italia (che appoggia Parisi) sono abbastanza inquietanti. Anche perché fatalmente vanno entrambe nella stessa direzione:  finiscono per favorire il Pd, cioè il partito di governo. A pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca…

Guarda caso a Roma il candidato renziano Roberto Giachetti è debolissimo e, senza un’alternativa a sinistra messa fuori gioco, è avvantaggiato in una gara che tutti i sondaggi lasciano quanto mai aperta. A Milano, anche qui i sondaggi sono chiari da diverse settimane, è in piena rimonta l’outsider di centro destra Stefano Parisi. La bocciatura della lista di destra rischia di porta vcia qualche punto in percentuale prezioso nella gara al fotofinish con Beppe Sala.

Queste due decisioni non sono definitive, anche perché Fassina e il FdI hanno presentato ricorso. Speriamo che possano davvero concorre tutti in questa corsa ostacoli.

Senza aiutini.

I commenti di Alessandro Banfi

5 Mag

Professionisti dell’antimafia

Un intellettuale, quando è davvero tale, è sempre profetico. Capita allora che alcune idee, focalizzate magari anni prima, trovino incarnazione diretta nella cronaca, se non nella storia. Un grande pensatore italiano dello scorso secolo è stato sicuramente Leonardo Sciascia. Grazie a lui generazioni di italiani hanno capito che cosa fosse davvero la mafia.

Ebbene, questa volta la cronaca ci dimostra quanto fosse precisa anche la definizione di “professionista dell’antimafia”. Stiamo parlando del tristissimo caso del collega giornalista Pino Maniaci, frequentatore di convegni e festival del giornalismo, additato all’esempio delle nuove generazioni… Dalle indagini non solo emerge che Maniaci aveva trasformato l’avvertimento violento di un marito di una sua amante in un presunto attentato mafioso, ma che esigeva il “pizzo” da sindaci e amministratori, minacciandoli di comprometterli nella sua tv.

Sciascia aveva visto giusto. Anche l’ “Antimafia” può essere mafiosa nei modi e quindi nella sostanza. Certo, la delusione, la disillusione sono, in questo caso, cocenti.

I commenti di Alessandro Banfi