8 mag

Il diritto non dipende dal costo

La discussione sulla sentenza della Consulta a proposito di mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni di 5,2 milioni di cittadini ha qualcosa di surreale.

Sembra che sia una colpa dei giudici costituzionali se lo Stato deve pagare soldi che aveva negato a chi ne aveva diritto. Ma il diritto non può essere valutato, pesato in termini economici: o quei 5 milioni di pensionati hanno il diritto di essere pagati il giusto oppure no.  

Io penso che il tentativo di Monti-Fornero, fatto col Decreto 201 per la verità votato in Parlamento, di risparmiare soldi del Bilancio sulel spalle dei diritti dei pensionati sia stato un grave errore.

Adesso il Governo sta studiando un Piano per non pagare tutti, subito. Vorrebbe rendere il mancato adeguamento solo alle pensioni sotto i 3mila euro. A me non sembra una soluzione equa.

Togliessero gli 80 euro “elettorali” e pagassero il giusto a chi è dovuto.

Voi che ne dite? 

 

I commenti di Alessandro Banfi

5 mag

Mattia e la fine di un mito

Venerdì 1 maggio il nostro canale televisivo TgCom24 è stato protagonista del fatto, a mio parere, decisivo sui disordini e le proteste dei No Expo.  Sto riferendomi all’intervista in diretta rilasciata dal manifestante No Expo, che poi abbiamo scoperto chiamarsi Mattia Sangermano, al nostro Enrico Fedocci, mentre la città era messa ferro e fuoco.

Ieri giustamente Il Foglio ha ripubblicato il “verbale” dell’intervista. Quel video ha fatto il giro del web con milioni di visualizzazioni, bersgalio di parodie, critiche e sfottò. “E’ stata una bellissima esperienza… ci stava”.

L’intervista è stata decisiva nel cambiare, come si dice, la narrazione della manifestazione. I Black Bloc vestiti di nero, di colpo non sono stati più invicibili e misteriosi esseri che arrivavano dal nulla. Ma ragazzini di provincia che, come Renzo Tramaglino nei Promessi Sposi durante la rivolta del pane, non sanno articolare bene una motivazione credibile per la loro rabbia.

Il mito del No Expo è crollato di fronte ad una semplice richiesta di addurre un perché a quella devastazione.

Se si potesse intervistare anche uno dell’Isis mentre sta decapitando un ostaggio…  

 

I commenti di Alessandro Banfi

22 apr

Proposta: distinguere e governare

Chi è un profugo che scappa da una zona di guerra, magari perché è siriano o perché è cristiano, o perché è yazida o curdo, deve trovare asilo da noi. Da noi nel senso dell’Europa. Secondo me questo è un primo principio inderogabile, se vogliamo fare davvero qualcosa.

E secondo me la selezione, la distinzione di chi arriva, perché e con quali intenzioni, la dobbiamo fare in Nord Africa. Sul posto. La storia dei barconi da bombardare è superficiale. Che facciamo? Distruggiamo tutti i pescherecci libici?

Dobbiamo con la forza delle istituzioni internazionali, Ue e Onu, ottenere una tregua tra le tribù libiche, riscotruire un minimo di governo locale. Riaprire subito la nostra ambasciata di Tripoli e i consolati. Attraverso questi uffici italiani sul posto, da potenziare e finanziare in questi mesi, e chiedendo l’impegno ufficiale dell’UNHCR, che organizza i profughi in diversi altri Paesi della zona, identificare i profughi con dirittto di asilo e organizzare il loro arrivo e smistamento in Italia e in Europa. Ad esempio secondo quote proprorzionali al reddito e alla popolazione.  

Per coloro che invece vogliono venire per motivi economici è giusto dare una possibilità. Anche qui governando il fenomeno. Facendo una politica dell’imigrazione: creando parametri, condizioni, selezioni, quote ovviamente coinvolgendo tutta l’Europa. Realisticamente amministrando questo enorme flusso di migrazione.

Una cosa è sicura. Basta con gli scafisti, con le operazioni tipo Triton o Mare Nostrum. E le varie ipocrisie che arricchiscono il traffico dei nuovi schiavi e non fermano davvero il fenomeno.

I commenti di Alessandro Banfi

20 apr

Morti per l’Europa

Morti per venire da noi, per raggiungere le nostre società, in fuga dalla guerra civile, dalla distruzione, dal terrorismo. A volte dalla fame. Scappano dopo aver raggranellato 1500-2000 euro a testa, fuggono sapendo che rischiano la schiavitù, la violenza carnale, la morte.

Eppure, ci ha ricordato ieri il Papa, cercavano la felicità.

E” inutile aggiungere un’opinione per rispondere al grande dilemma: che fare? E’ una situazione senza precedenti storici. Una migrazione di profughi che per trovare paragoni statistici ci fa tornare al 1945, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

L’unica cosa chiara oggi è che quei 700 del canale di Sicilia sono morti nostri. Sono morti per noi, per la nostra incapacità, per la nostra indifferenza, per il nostro silenzio.

I commenti di Alessandro Banfi

16 apr

#Essere Matteo Renzi

Il libro più interessante scritto in Italia sul fenomeno del nostro Presidente del Consiglio è il saggio di un italianista, Claudio Giunta, professore di Italianistica a Trento. Il libretto ha lo stesso titolo di questo post. Ed è un divertente ritratto di tutte le manie linguistiche, i vezzi retorici, l’abilità mediatica del giovane leader di Rignano sull’Arno.  “E’ uno di noi”, scrive il dantista, “perché non dovremmo amarlo?”. In effetti Renzi va oltre la semplice simpatia, è un funambolo della comunicazione di massa. Un re del consenso.

Ma basta? Non ci vogliono anche contenuti seri (non ritengo tali i tesoretti, gli 80 euro, le buone scuole eccetera)? Se lo è chiesto anche Pierluigi Bersani che intervistato oggi da Giuliano Ferrara, ha detto semplice: “Alle vittorie tattiche di Renzi adesso deve seguire un impianto strategico di ricostruzione di un’Italia politica autorevole, radicata nella realtà e non nella comunicazione”.

Difficile dargli torto. Ci tocca sperare nella Ditta (come Bersani aveva ribattezzato il Pd)? Per evitare all’Italia una deriva di cazzeggio continuo?

I commenti di Alessandro Banfi

7 apr

Pasqua di sangue cristiano e non solo

Sono stati giorni terribili questi di Pasqua. Per il mondo. Gli studenti cristiani massacrati in Kenya, dopo una mostruosa selezione ed esame di religione, e poi i decapitati in Siria e poi ancora le fosse comuni scoperte a Tikrit in Irak…  

Il mondo non vorrebbe guardare in faccia questi crimini: i 15o studenti neri del Kenya non valgono i morti di Parigi per cui si è mobilitata l’intera Francia. Ci siamo assuefatti all’idea che se queste cose sono un po’ più lontane, magari anche solo dall’altra parte del Mediterraneo (sono infatti già dimenticati i morti di Tunisi), ci interessano di meno. Se poi i morti sono di colore…

Il Papa ci aiuta a non dimenticare, a non far finta di niente. Che significa? Per chi è cristiano, pregare. Ma anche condannare il terrorismo, e contrastarlo. Con determinazione.

 

I commenti di Alessandro Banfi

1 apr

Fondazioni e costi della politica

Nell’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto del sindaco di Ischia emergono rapporti con alcune Fondazioni, fra cui quella di Massimo D’Alema “Italianieuropei”. Al di là di quello che accerterà il pm che sta conducendo l’indagine e di quanto ci dirà il relativo processo, c’è una questione che va affrontata subito. Ed è quella del finanziamento della politica.

Come si vuole finanziare la politica in Italia?

Io penso che una democrazia libera oggigiorno debba cercare soprattutto di contenere la forza delle lobby, che finanziano partiti e leader in cambio di atteggiamenti politci e legislativi che li favoriscano. E’ il grande problema della “vetocrazia”. Francis Fukuyama, uno dei grandi pensatori americani, quello de “La fine della storia” dopo il crollo del Muro, ha appena pubblicato in Usa un libro sulla democrazia americana, che non riesce più a decidere perché soffocata dai veti delle lobby! 

Che democrazia reale c’è in un Paese in cui un grande finanziere da solo può condizionare il primo ministro?

E non è una domanda a caso la mia, visto che anche Matteo Renzi si serve speso della sua fondazione Open, cui contribuiscono grandi imprenditori e finanzieri.

I commenti di Alessandro Banfi

26 mar

Quella cabina blindata

Tutte le cabine di pilotaggio sono blindate. E’ una misura di sicurezza presa sugli aerei in volo nel mondo dopo gli attentati dell’11 settembre. Vi ricordate? Sugli aerei finiti sulle torri gemelle di New York alcuni terroristi si erano introdotti nelle cabine di pilotaggio e con dei taglierini avevano sgozzato comandante e co-pilota, portando i jet a schiantarsi sui grattacieli.

Da allora, comandante e co-pilota sono dietro ad una porta che non si può sfondare, nè aprire con la forza. Nel volo dei misteri della German Wings, che è andato a schiantarsi contro una montagna, sappiamo adesso che il co-pilota si era (o era rimasto) chiuso dentro, mentre il comandante, dopo essere stato alla toilette, ha cercato disperatamente dopo un primo bussare, di rientrare in cabina, cercando anche di sfondare la porta. Niente. Non ci è riuscito. 

Che cosa è successo a quel primo pilota rimasto in cabina alla guida? Un malore, un finestrino che si rompe? Pare adesso che sia prevalsa una misteriosa deliberata voglia kamikaze di andare contro la montagna e uccidere con sè 150 persone. Perché lo ha fatto? Mistero.

Sappiamo però che l’11 settembre ha provocato la blindatura assoluta di tutte le cabine di pilotaggio. E che ora questa misura va ripensata. 

 

I commenti di Alessandro Banfi

21 mar

Dimissioni e intercettazioni

Ha fatto bene, secondo me, Maurizio Lupi a dare le dimissioni. Chi si muove in politica partendo dalla sua storia e dai suoi ideali, deve muoversi prima di quello che farebbe chiunque altro. Tanto più che quando è stato al centro delle polemiche, perché sfiorato da un’inchiesta in cui non è indagato, non ha avuto molti difensori. Era isolato politicamente. Nel suo partito, nella sua maggioranza, anzitutto, nel suo Governo. Il dibattito di ieri, dopo il suo discorso, lo ha dimostrato plasticamente.

Ma c’è un risvolto della vicenda Lupi che non può passare sostto silenzio. Forse come non mai questa volta sono state pubblicate intercettazioni private fra persone neanche indagate su molti giornali. Una telefonata registrata e pubblicata ha sempre un sapore osceno. E’ una violentissima intrusione pubblica nella propria vita. Immedesimandomi coi protagonisti delle intercettazioni, non riesco mai a finire gli articoli. Mi sembra di essere nella situazione in cui torni a  casa e scopri che sono entrati i ladri.

Qualcosa di intrusivo. Qualcosa di violento. 

Bisognerà che alla fine ci mettano mano un po’ tutti: soprattutto giornalisti e giudici. Sennò, prima o poi, toccherà a loro finire linciati e ne potrebbe derivare una minore libertà di stampa.

I commenti di Alessandro Banfi

9 mar

Trani, un processo al Palazzo

Ha ragione Sergio Rizzo quando sostiene, scrivendo stamattina sul Corriere della Sera in prima pagina, che è uno scandalo la mancata costituzione di parte civile del nostro Governo al processo in corso a Trani contro le agenzie di rating. Portate, per una volta, coraggiosamente alla sbarra per aver giocato col destino del nostro Paese fra il 2010 e il 2011.

E’ vero o no che ex Presidenti del Consiglio, ex Ministri dell’Economia o del Tesoro, ex Direttori Generali dei Ministeri siano oggi consulenti di alcune grandi aziende finanziarie americane, non estranee alle stesse agenzie di rating che misero il nostro Paese in ginocchio?

E’ vero o no che il governo Monti dovette pagare ben 2,5 miliardi di euro alla Morgan Stanley (frase di oggi del Corriere)?

Teniamo i riflettori accesi e ben centrati sul proceso di Trani.

I commenti di Alessandro Banfi