2 lug

In Grecia si gioca tutto fra il sì e il no

Matteo Renzi ha detto che il voto del referendum in Grecia di domenica prossima non ha grande importanza. Non so perché l’abbia detto, ma mi sembra davvero che ormai l’Italia conti meno di San Marino, a livello internazionale.

Il voto di domenica, secondo me, è decisivo: se vincono i sì l’Europa esiste ancora, se prevalgono i no, siamo alla fine di un percorso. Si può girarla come si vuole ma la sostanza è questa.

I Greci hanno in mano anche il nostro destino, oltreché il loro. Lo si voglia o no.

I commenti di Alessandro Banfi

16 giu

Renzi ha perso e non solo lui

A quindici giorni di distanza, confermiamo le “pagelle” elettorali buttate giù dopo le elezioni regionali. Non solo quei punti sono sempre più validi, ma sono usciti rafforzati dai voti comunali sui ballottaggi.

Renzi ha davvero perso. A Venezia, ma anche ad Arezzo, segnando un record negativo. Su base nazionale il Pd in questi ballottaggi è arrivato al 14 per cento!!!! Dal 40 delle Europee. Un crollo clamoroso. Sbagliato dire, come fa ad esempio Brunetta, che il suo governo è finito, ma certo la riflessione che lui stesso affida oggi ai giornali (Renzi1, Renzi 2 eccetera) sembr largamente inadeguata.

Il Movimento 5 Stelle è più vivo che mai. In cinque ballottaggi nei quali un suo candidato sindaco è stato presente, ha sempre vinto. Non solo, ma chi sperava che i voti dei 5 Stelle andassero al candidato Pd in caso di scontro con la destra (pensate a Casson), è rimasto molto deluso.

Sparita Scelta (Sciolta) Civica, stanno per scomparire i consensi anche per l’Ncd.

Sale la domanda di un centro destra credibile, e di governo “civico” nell’elettorato italiano. Ora si vedrà se i vari Salvini, Meloni, Toti, Berlusconi riusciranno a trovare il filo di un nuovo dialogo per essere pronti ad offrire un’alternativa a Renzi. 

 

I commenti di Alessandro Banfi

9 giu

Dove Putin ha ragione

Il presidente russo Vladimir Putin sarà nelle prossime ore in Italia. Prima all’Expo a Milano, poi a Roma da Mattarella, da Renzi, quindi da Papa Francesco.  La sua missione arriva proprio dopo un G7, riunito in Germania, all’insegna dellla polemica di Obama contro la Russia. Il presidente americano ha accusato Putin di voler rifare l’Impero sovietico.

Da parte sua, il Presidente russo si è rivolto ai leader occidentali attraverso un’intervista al Corriere della Sera, proprio alal vigilia dell’inizio dei lavori dei Sette Grandi. Due cose mi sono sembrate particolarmente assennate in quel colloquio. La prima: “Le spese militari degli Stati Uniti sono superiori alle spese militari di tutti i Paesi del mondo messi assieme. Quelle delle Nato sono 10 volte superiori a quelle della Federazione Russa”.

La seconda: “Vicino alle coste della Norvegia ci sono sommergibili americani in servizio permanente. Il tempo che ci mette un missile da quei sottomarini a raggiungere Mosca è 17 minuti. (…): Solo una persona non sana di mente può immaginare che la russia possa attaccare un giorno la Nato… “.  

Putin parla all’Italia, viene in Italia perché sa che fra i cosiddetti 7 Grandi siamo forse quelli che sperano di più in un nuovo dialogo, nella fine delle sanzioni.

I commenti di Alessandro Banfi

1 giu

Vinti e vincitori

Qualche considerazione sulle elezioni regionali, a verdetti definiti.

Primo: Renzi si è fermato. Non si riesce a capire che cosa abbia avuto davvero da queste elezioni. 5 a 2 è una sconfitta rispetto all’affermazione della Moretti sul 7 a 0. Non si deve dimettere ma è uno stop molto chiaro. Un altolà a certe esagerazioni.

Secondo:  a sorpresa Toti ha vinto in Liguria. Quando il centro destra resta unito, modello Lombardia, modello Veneto (altra affermazione con Zaia) dà grosse garanzie di governo e risulta vincente.

Terzo: i 5 Stelle non sono affatto morti. E anzi, con Grillo in secondo piano, sembrano più concreti, fanno meno paura e più simpatia.

Quarto: vincono o comunque hanno ottimi risultati degli amministratori locali, soprattutto sindaci, che la gente ha apprezzato nell’esperienza di governo. Come De Luca, sindaco di Salerno, Emiliano, sindaco di Bari, Ricci, sindaco di Assisi, che ha fatto tremare il Pd per tutta la notte. 

Quinto: la Lega cresce, soprattutto in Toscana, ma non si “mangia” tutto il centro destra, come molti auspicavano alla vigilia. Salvini vuole essere il nuovo leader, ma si prevale solo se sono tutti dentro, da FdI a Ncd, a Forza Italia.   

Che ne dite?

I commenti di Alessandro Banfi

25 mag

Pensioni, un po’ di storia

Il nodo di fondo delle pensioni è che il sistema retributivo riguarda ancora il 91 per cento delle pensioni erogate in questo momento! Il che implica che lo Stato spende (calcoli del Sole 24 ore di mercoledì scorso) ben 46 miliardi all’anno per ripianare la differenza fra quanto versato nella vita lavorativa e quanto percepito adesso. 46 miliardi ogni anno: una cifra enorme. Non solo i politici riscuotono quello che NON hanno versato, ma il 91 per cento dei pensionati.

Nel 1994 Berlusconi provò a cambiare le cose, con un primo tentativo di introdurre il criterio contributivo invece di quello retributivo. Si scatenò il finimondo in quell’autunno (i sindacati portarono in piazza 1 milione di persone) e alla fine il Governo cedette e stralciò le pensioni da quella Legge Finanziaria.

Nel dicembre del 1994 non dei pericolosi berlusconiani, ma grandi economisti, fra cui pensate un po’ Romano Prodi, insieme a  Franco Modigliani, Franco De Benedetti, Mario Baldassarri e Paolo Sylos Labini scrissero sul Corriere della Sera un appello al Governo, perché non mollasse sulla strada della riforma pensionistica.

Sapete come finì. La riforma la fece poi Lamberto Dini e la fece a metà.

Oggi paghiamo il non aver deciso nel modo giusto 21 anni fa.

Ovvio che Dini è il primo a godere di una pensione in gran parte pagata dallo Stato… Cioé da tutti noi.

I commenti di Alessandro Banfi

8 mag

Il diritto non dipende dal costo

La discussione sulla sentenza della Consulta a proposito di mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni di 5,2 milioni di cittadini ha qualcosa di surreale.

Sembra che sia una colpa dei giudici costituzionali se lo Stato deve pagare soldi che aveva negato a chi ne aveva diritto. Ma il diritto non può essere valutato, pesato in termini economici: o quei 5 milioni di pensionati hanno il diritto di essere pagati il giusto oppure no.  

Io penso che il tentativo di Monti-Fornero, fatto col Decreto 201 per la verità votato in Parlamento, di risparmiare soldi del Bilancio sulel spalle dei diritti dei pensionati sia stato un grave errore.

Adesso il Governo sta studiando un Piano per non pagare tutti, subito. Vorrebbe rendere il mancato adeguamento solo alle pensioni sotto i 3mila euro. A me non sembra una soluzione equa.

Togliessero gli 80 euro “elettorali” e pagassero il giusto a chi è dovuto.

Voi che ne dite? 

 

I commenti di Alessandro Banfi

5 mag

Mattia e la fine di un mito

Venerdì 1 maggio il nostro canale televisivo TgCom24 è stato protagonista del fatto, a mio parere, decisivo sui disordini e le proteste dei No Expo.  Sto riferendomi all’intervista in diretta rilasciata dal manifestante No Expo, che poi abbiamo scoperto chiamarsi Mattia Sangermano, al nostro Enrico Fedocci, mentre la città era messa ferro e fuoco.

Ieri giustamente Il Foglio ha ripubblicato il “verbale” dell’intervista. Quel video ha fatto il giro del web con milioni di visualizzazioni, bersgalio di parodie, critiche e sfottò. “E’ stata una bellissima esperienza… ci stava”.

L’intervista è stata decisiva nel cambiare, come si dice, la narrazione della manifestazione. I Black Bloc vestiti di nero, di colpo non sono stati più invicibili e misteriosi esseri che arrivavano dal nulla. Ma ragazzini di provincia che, come Renzo Tramaglino nei Promessi Sposi durante la rivolta del pane, non sanno articolare bene una motivazione credibile per la loro rabbia.

Il mito del No Expo è crollato di fronte ad una semplice richiesta di addurre un perché a quella devastazione.

Se si potesse intervistare anche uno dell’Isis mentre sta decapitando un ostaggio…  

 

I commenti di Alessandro Banfi

22 apr

Proposta: distinguere e governare

Chi è un profugo che scappa da una zona di guerra, magari perché è siriano o perché è cristiano, o perché è yazida o curdo, deve trovare asilo da noi. Da noi nel senso dell’Europa. Secondo me questo è un primo principio inderogabile, se vogliamo fare davvero qualcosa.

E secondo me la selezione, la distinzione di chi arriva, perché e con quali intenzioni, la dobbiamo fare in Nord Africa. Sul posto. La storia dei barconi da bombardare è superficiale. Che facciamo? Distruggiamo tutti i pescherecci libici?

Dobbiamo con la forza delle istituzioni internazionali, Ue e Onu, ottenere una tregua tra le tribù libiche, riscotruire un minimo di governo locale. Riaprire subito la nostra ambasciata di Tripoli e i consolati. Attraverso questi uffici italiani sul posto, da potenziare e finanziare in questi mesi, e chiedendo l’impegno ufficiale dell’UNHCR, che organizza i profughi in diversi altri Paesi della zona, identificare i profughi con dirittto di asilo e organizzare il loro arrivo e smistamento in Italia e in Europa. Ad esempio secondo quote proprorzionali al reddito e alla popolazione.  

Per coloro che invece vogliono venire per motivi economici è giusto dare una possibilità. Anche qui governando il fenomeno. Facendo una politica dell’imigrazione: creando parametri, condizioni, selezioni, quote ovviamente coinvolgendo tutta l’Europa. Realisticamente amministrando questo enorme flusso di migrazione.

Una cosa è sicura. Basta con gli scafisti, con le operazioni tipo Triton o Mare Nostrum. E le varie ipocrisie che arricchiscono il traffico dei nuovi schiavi e non fermano davvero il fenomeno.

I commenti di Alessandro Banfi

20 apr

Morti per l’Europa

Morti per venire da noi, per raggiungere le nostre società, in fuga dalla guerra civile, dalla distruzione, dal terrorismo. A volte dalla fame. Scappano dopo aver raggranellato 1500-2000 euro a testa, fuggono sapendo che rischiano la schiavitù, la violenza carnale, la morte.

Eppure, ci ha ricordato ieri il Papa, cercavano la felicità.

E” inutile aggiungere un’opinione per rispondere al grande dilemma: che fare? E’ una situazione senza precedenti storici. Una migrazione di profughi che per trovare paragoni statistici ci fa tornare al 1945, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

L’unica cosa chiara oggi è che quei 700 del canale di Sicilia sono morti nostri. Sono morti per noi, per la nostra incapacità, per la nostra indifferenza, per il nostro silenzio.

I commenti di Alessandro Banfi

16 apr

#Essere Matteo Renzi

Il libro più interessante scritto in Italia sul fenomeno del nostro Presidente del Consiglio è il saggio di un italianista, Claudio Giunta, professore di Italianistica a Trento. Il libretto ha lo stesso titolo di questo post. Ed è un divertente ritratto di tutte le manie linguistiche, i vezzi retorici, l’abilità mediatica del giovane leader di Rignano sull’Arno.  “E’ uno di noi”, scrive il dantista, “perché non dovremmo amarlo?”. In effetti Renzi va oltre la semplice simpatia, è un funambolo della comunicazione di massa. Un re del consenso.

Ma basta? Non ci vogliono anche contenuti seri (non ritengo tali i tesoretti, gli 80 euro, le buone scuole eccetera)? Se lo è chiesto anche Pierluigi Bersani che intervistato oggi da Giuliano Ferrara, ha detto semplice: “Alle vittorie tattiche di Renzi adesso deve seguire un impianto strategico di ricostruzione di un’Italia politica autorevole, radicata nella realtà e non nella comunicazione”.

Difficile dargli torto. Ci tocca sperare nella Ditta (come Bersani aveva ribattezzato il Pd)? Per evitare all’Italia una deriva di cazzeggio continuo?

I commenti di Alessandro Banfi