Rassegna stampa

Ha vinto il No, si deve ripartire

Dunque ha vinto il No. A valanga. Purtroppo me lo aspettavo e sono anzi convinto da tempo, come ho scritto da qualche mese, che si tratti di una valanga populista inarrestabile che porterà altre importanti novità per l’Italia e per l’Europa.

Sono comunque contento di aver votato Sì e quando vedo già come si dibatte la discussione sulla legge elettorale e le votazioni subito a febbraio, penso che non sarei stato in pace con la mia coscienza se avessi contribuito col mio voto a questo caos.

Gli italiani hanno scelto e in modo netto. Speriamo solo che tutti i soggetti in campo, i vincitori innanzitutto, ma anche i vinti, abbiano la responsabilità per vivere questo momento delicato nel modo giusto. Con equilibrio e saggezza.

Il Paese è in sofferenza, gli italiani sono arrabbiati. Bisognerà pur fare qualcosa di concreto.

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Leggete la scheda

Prima di votare domenica 4 dicembre dovete leggere che cosa dice la scheda. Provate a resettare tutto e lasciar perdere le liti furibonde, gli insulti, le elucubrazioni sulla legge elettorale di questi ultimi mesi.

Se volete la riforma, e cioè l’abolizione del Cnel, il forte ridimensionamento del Senato e delle Regioni, il taglio dei costi della politica e del numero dei parlamentari, votate SI’. Se volete lasciare tutto com’è ora, votate NO.

L’interpretazione del voto è tutta qui. Se vincerà il SI’ cambieranno un po’ le cose, se vincerà il NO, resteranno come sono.

 

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Domenica si decide

Ha ragione il vecchio modenese, nel commento al precedente post. Anche nel referendum di domenica non c’è tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra. Verissimo. La riforma è piena di cose discutibili. E certe posizioni per il No sono più che rispettabili.

Tuttavia dev’essere chiaro che cosa si decide domenica. Al di là del merito del testo della legge. Si deve comunque scegliere fra due grandi opzioni e per una volta non fra destra e sinistra. La scelta di domenica 4 è fra riformisti e populisti. E questa divisione è trasversale. Chi vota la riforma, comunque sia, sceglie la strada del cambiamento democratico, del riformismo, del Paese che sa ripartire. Chi sceglie di bocciarla, spinge per un populismo radicale, guidato da Grillo e Salvini.

Già lunedì sapremo come finisce. Col NO ci sarà un nuovo governo o anche elezioni subito con due leggi elettorali diverse, per la Camera e per il Senato, alla vigilia di un cambiamento populista, tipo quello della Raggi a Roma (che è stata votata al secondo turno dal 67 per cento dei romani). Col SI’ si potrà riaprire la discussione su una legge elettorale proporzionale che garantisca tutti in attuazione della riforma appena approvata dal popolo.

Decidete voi.

 

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Turatevi il naso

La riflessione di oggi è: com’è accaduto a molti statunitensi e forse anche ad alcuni inglesi, l’alternativa secca proposta dal voto del 4 dicembre, SI o NO, sembra sfavorevole in entrambi i casi.

Comunque vada, ci turiamo il naso. Basta pensare a che cosa dicono maggiormente i sostenitori del Si’: “La riforma non mi piace tutta, ma non voglio bloccare il Paese e togliere ogni speranza di cambiamento…”. O a certe argomentazioni di chi vota No: “Appena fatto il voto, bisogna accordarsi con tutti per fare una riforma migliore…”.

Per non parlare della compagnia che tocca condividere da una parte e dall’altra: con Berlusconi fianco a fianco di Grillo per il NO, e Santoro insieme a Verdini per il SI’.

Insomma nessuno (con un po’ di buon senso) sembra contento della scelta che fa nelle urne. E tuttavia dico: lo so, è dura ma andiamo a votare, turiamoci il naso. E scegliamo il meno peggio.

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La Brexit globale e i rischi di domenica 4 dicembre

Innanzitutto mi devo scusare con tutti voi. Sono state settimane complicate ed è parecchio che manco con i miei commenti da questo Blog. Mi impressiona, a rileggerlo, l’ultimo post perché già prefigurava una possibile vittoria di Trump alle elezioni americane, in un clima di sondaggi favorevoli alla Clinton.

Ma è triste aver avuto ragione quando è l’ondata populista mondiale a salire ed a travolgere tutti i governi e gli establishment di questo mondo occidentale. Mi rifaccio vivo perché ci troviamo di nuovo in un momento chiave, che può essere di svolta in Europa e nel nostro Paese.

Fra due domeniche si vota per la riforma costituzionale voluta da Renzi. Ora, a prescindere da come la si possa giudicare nel merito, mi sembra evidente questa situazione: se vince il NO, vincono i populismi di Grillo e di Salvini, mentre se vince il SI’, vincono comunque i riformisti. Dunque bisogna riflettere bene prima di decidere se andare a votare e come votare, il 4 dicembre.

 

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L’autunno decisivo

Angela Merkel domenica 18 settembre affronterà elezioni amministrative decisive per lei. Nel Land di Berlino. Ha già perso una settimana fa a casa sua, in Meclemburgo Pomerania, nel collegio dove si è sempre fatta eleggere da quando è caduto il muro di Berlino. In quella regione il suo partito, la CDU, è arrivato terzo. Dopo la Spd, e passi, ma soprattutto dopo il nuovo raggruppamento, populista, anti immigrati chiamato Alternative fur Deutschland.

Fra un anno la Cancelliera tedesca dovrà affrontare le elezioni politiche. C’è chi dice che non si presenterà neanche, se i segni della crisi si intensificheranno. Intanto il primo martedì di novembre si vota negli Usa. E se dovesse mai prevalere Donald Trump, questo vento di “Brexit globale” all’insegna dei Muri e del ritorno ai nazionalismi potrebbe travolgere anche l’Europa (e l’Euro) della Merkel.

Le settimane che ci aspettano sono infatti decisive. Martin Wolf su Financial Times ha detto che è l’inizio di una specie di girone di ritorno della globalizzazione.

Un fenomeno che si risolverebbe nel suo contrario. L’autunno del nostro scontento.

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Terremoto: le parole inutili

Il grande scrittore Aleksandr Solgenitsin diceva, provocatoriamente, che esiste “un diritto a non sapere” nella società dei mass media. Lo diceva nella nuova vita americana da ex dissidente nel Vermont, nauseato dall’informazione del mondo occidentale. Fatalmente quella provocazione mi è tornata in mente, seguendo avidamente, come tutti in queste ore e giorni, il lavoro dei colleghi inviati sulla terribile tragedia del terremoto di Amatrice. Lavoro spesso splendido.

Ma che comunque fa riflettere su un punto: perché tante parole? La commozione, l’immedesimazione arriva raramente dai discorsi. Ti prendono (e spesso allo stomaco) invece le immagini, sempre vere, le storie, quelle autentiche e in presa diretta.

E’ ancora il tempo del silenzio. Del dolore. Della solidarietà.

Verrà certamente anche quello della polemica, del commento, della speculazione.

Ma non ci siamo ancora.

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Ferragosto senza pace

Le  notizie di attentati, falsi allarmi, episodi non chiariti si succedono in Europa in queste settimane. Ci stiamo abituando. “Quello del treno svizzero era uno squilibrato”, dicono. E poi: “A Wimbledon falso allarme” e così via… Resta un clima sconvolto che ha segnato questa estate e anche questo Ferragosto.

E’ un mondo senza pace, che non ce la fa a ritrovare la propria forma di convivenza abituale. Anche la tradizionale conferenza stampa che il Ministro degli Interni tiene ogni anno al 15 agosto al Viminale ha avuto lo stesso tema: ad Alfano hanno chiesto come integrare l’Islam in Italia, i controlli sugli Imam, l’idea di vietare anche da noi, sulle nostre spiagge, il cosiddetto “burkini”…

Problematiche e discussioni che nascono all’ombra degli attentati in Francia. Ma non solo. Anche perché al di là del Canale di Sicilia c’è un conflitto militare contro l’Isis, in Libia, dove comunque noi siamo parte. E i russi hanno creato un avamposto per gli aerei in Iran, sempre per combattere il Daesh.

Ferragosto senza pace significa un autunno pesante, all’insegna della sfida sulla sicurezza. Ovunque.

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Lupo solitario o rete?

Più passano i giorni e più la vicenda della strage di Nizza si complica. Troppi dettagli non tornano. La domanda chiave resta: l’attentatore del Tir, il franco tunisino, era da solo? E se non lo era, chi lo ha aiutato e perché?

L’Isis ha rivendicato l’attacco sulla Promenade des Anglais, ma è esistito, prima dell’attentato, un coordinamento per compierlo? Oppure ci troviamo davanti all’opera di un lupo solitario? E se si trattasse di un uomo solo, isolato, quanto hanno pesato le vicende personali di depressione e di odio verso la ex moglie (che doveva presenziare ai fuochi del 14 luglio, quella sera)?

Non sono domande da poco. In gioco c’è la nostra convivenza. L’episodio di ieri notte a Wurzburg, dove un profugo afghano di 17 anni ha colpito indiscriminatamente i passeggeri di un treno con un’ascia, ne è una tragica conferma.

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La nuova guerra civile

Un nuovo terribile attentato ad un passo da casa nostra. Un cittadino francese, di origine tunisina, ha scientificamente sparato alla gente e investito decine e decine di persone, al momento le vittime sono 84, sulla Promenade des Anglais, sul lungomare di Nizza. Ieri sera il luogo era pieno di turisti e di famiglie per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio sul mare, in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio, ricorrenza della Presa della Bastiglia.

Un attentato terroristico compiuto, per quanto ne sappiamo finora, da una sola persona, un singolo individuo. Ci sono testimoni che lo hanno sentito gridare Allah akbar, durante l’attacco. Un lupo solitario? Per ora difficile dirlo. La cosa certa è che si tratta di una nuova forma di guerra civile in Francia e in Belgio: Charlie Hebdo, poi la strage del Bataclan e infine gli attentati a Bruxelles… Sono sempre cittadini europei ad agire. In  una forma estrema di guerra civile, di lotta intestina, anche se magari compiuta in nome dell’islamismo terrorista.

Chissà per quanti anni dovremmo fronteggiare questa realtà, che si alimenta da una parte dalla crisi economica dell’Occidente, dall’altra da una migrazione dall’Africa all’Europa, senza precedenti.

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