31 ott

Gentiloni alla Farnesina. Scelta normale

Alla fine Renzi ha scelto: Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Un politico di lungo corso, un Pd, un maschio e non una femmina. Il gesto è importante e simbolico. Per una volta non è una scelta di immagine. Anche il giovane Matteo ha dovuto raggiungere un compromesso col Capo dello Stato.

Forse non è un male che una scelta normale, di buon senso, entri a far parte dell’universo renziano. Certo, le illusioni su Bonino e Letta sono durate lo spazio di una mattino. Almeno su questo Blog. Ma la direzione è quella.

Prima o poi si rimargineranno anche quelle ferite. Sempre che Renzi continui a governare.

I commenti di Alessandro Banfi

31 ott

Stima estera e vecchie ruggini

C’è un braccio di ferro tra il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. La contesa riguarda il nuovo titolare del Ministero degli Esteri. Renzi ha proposto a Napolitano quattro nomi che non lo hanno convinto affatto. Ci vogliono competenza e professionalità, avrebbe spiegato “la più alta carica dello Stato”. Che sia almeno un politico…. e non un tecnico.

Renzi ritornerà sul Colle, nei prossimi giorni, nelle prossime ore… Leggendo però i resoconti e i retroscena, vengono in mente almeno due nomi di persone care al Capo dello Stato: Emma Bonino ed Enrico Letta. Entrambi hanno una lunga consuetudine internazionale, hannno rivestito ruoli e funzioni che li rendono naturali candidati.

Certo, non sono affatto espressione del renzismo. Né del “giglio magico” (Letta per la verità è toscano, ma non è sospettabile di vicinanza al Presidente del Consiglio), né delle nuove generazioni al potere dopo la rottamazione. E tuttavia sicuramente a livello politico ed internazionale, hanno conservato stima e rispetto. Al di là degli schieramenti. 

Letta con Renzi ha vecchie ruggini. Quel “stai sereno enrico” non è stato ancora metabolizzato. La Bonino è donna, ma non giovane.

Ostacoli superabili? Vedremo.

I commenti di Alessandro Banfi

27 ott

Lo stress test che manca all’Europa

Dunque secondo il Financial Times “l’Italia è sotto pressione” e a vedere il comportamento dei mercati oggi penso che abbia avuto più ragione del Corriere della Sera, che stamattina titolava “bocciate solo due banche”… La Borsa va male e i titoli bancari soffrono terribilmente.

D’altra parte sarebbe curioso che l’Italia soffrisse della crisi economica in modo così pesante in tutti i settori e le banche ne fossero magicamente escluse… In più la crisi del Monte dei Paschi, terza banca italiana, è una realtà ormai da mesi e che non può certo essere sottovalutata nel suo impatto su tutto il sistema bancario del nostro Paese. Certo, la Banca d’Italia ha cercato, ieri, di dire che è andata meno peggio del previsto. E tuttavia i danni si sentono…

Ma lo stress test che manca all’Europa è quello sulle famiglie e sulle imprese. Se lo si fosse fatto, sarebbe a tutti apparso chiaro che non è solo la finanza a soffrire, ma l’economia reale. Le imprese non fanno più utili, le famiglie non spendono.

Ci tocca a sperare in Renzi, che dovremmo chiamare Tina, il vecchio nomignolo della Thatcher. Non in concessione alla moda gay, quanto perché There is no alternative …

I commenti di Alessandro Banfi

20 ott

Aiutare le neo mamme, per crescere

Ieri Matteo Renzi ha annunciato che nella nuova Legge di Stabilità allargherà la platea degli 80 euro alle neo mamme. Per i primi tre anni. Lo ha fatto dal salotto di Domenica Live, la trasmissione domenicale di Canale 5. Vedremo ora se nel testo, che sarà presentato alla Camera, ci sarà questa nuova norma.

Certo, aiutare le neo mamme in un Paese che non sa più crescere è un’idea giustisissima. L’anno scorso in Italia  ci sono state solo 500 mila nuove nascite. Poche, troppo poche. Il nostro tasso di natalità è fra i più bassi del mondo.

Non abbiamo più fiducia nel futuro, non generiamo né figli, né nuove imprese, né quindi nuovi posti di lavoro. Le cose sono molto più collegate di quanto si pensi.

Incentivare la natalità è un grande obiettivo.

I commenti di Alessandro Banfi

16 ott

Finanziaria: parole e numeri

A parole è una mezza rivoluzione la Legge di Stabilità che ieri sera Matteo Renzi ha presentato agli italiani. Finalmente un segno concreto di riduzione delle tasse, soprattutto per le imprese e per il lavoro. Costerà di meno assumere un ragazzo a tempo indeterminato, costerà di meno dare un determinato salario rispetto ad oggi. “Abbasare le tasse non è di destra”, ha detto il Presidente del Consiglio.

Le parole hanno un peso. Soprattutto in politica. E quindi non possiamo far finta di non averle sentite. Ma poi ci sono i numeri. E le cifre fornite ieri sera da Renzi non trasmettono la stessa immediata fiducia delle parole. Perché? Perché almeno alcuni numeri danno l’impressione di non essere realistici.  Prendete la lotta all’evasione fiscale. Nello schemino del Governo frutterà 3,8 miliardi di maggiori entrate. C’è da crederci?

Altro esempio: nella spending review dovrebbero arrivare altri 4 miliardi dai diversi Ministeri. Tagli nelle loro spese. Quali? Come? Perché? 

E tuttavia se vediamo il quadro generale, il nuovo crollo delle Borse europee, i nuovi timori per l’Euro, non ci resta che sperare.

I commenti di Alessandro Banfi

15 ott

Off-shore a Londra

Oggi il Consiglio dei Ministri deve varare la Legge di Stabilità. Come al solito si arriva all’ultimo giorno utile (15 ottobre) e non simao gli unici in Europa a farlo. Quando sarà chiaro che cosa contiene ne discuteremo.

Intanto però val la pena di riflettere su un punto debole dell’Unione Europea. Che è questo: perché Londra può ospitare capitali stranieri (pensate ai russi, pensate agli arabi) garantendo anonimato e basse imposte proprio nel cuore dell’Europa?

Perché le regole, soprattutto quelle fiscali, non devono essere uguali per tutti? A comnnciare dai finanzieri londinesi?

I commenti di Alessandro Banfi

6 ott

La fiducia è una cosa seria

Diceva un vecchio slogan. Ecco a me pare che di tanti annunci e fuochi d’artificio mediatici di Matteo Renzi, questo sull’articolo 18 sia una cosa seria. Su cui vale la pena fare un ragionamento. Il mercato del lavoro oggi è bloccato in ingresso. Le aziende infatti attirano nuove forze giovani, ma non gli offrono contratti a tempo indeterminato, ma solo precari. Questo è il problema.  

Perché le aziende si comportano così? Che cosa non gli va del contratto tradizionale? Le eccessive garanzie dei lavoratori, che una volta assunti a tempo indeterminato rischiano di diventare intoccabili. Non c’è l’idea che un lavoratore debba comunque rispettare regole e comportamenti, perchè il deterrente della “punizione” non c’è. Un facchino apre e svuota i bagagli a Malpensa? Il giudice lo reintegra. A Napoli la maggioranza dei dipendenti pubblici si ammala di lunedì, per “allungare” il fine settimana? Niente da fare.

Se è così, il voto di fiducia che il Governo chiede alle Camere sulla riforma del lavoro è sacrosanto. Su un tema così ci si può dividere, anche in un partito di sinistra come il Pd, ma poi la decisione va presa. Senza tentennamenti, senza esitazioni.

I commenti di Alessandro Banfi

3 ott

Opera chiusa

Per chi ama la Lirica non è poi una sorpresa così grossa. Da anni il Teatro dell’Opera di Roma, pur avendo avuto l’onore della direzione del grandisimo Maestro Riccardo Muti, è nei guai seri. Certo il licenziamento degli orchestrali ha qualcosa di clamoroso.

Pare che alla fine il Consiglio d’Amministrazione si sia risolto a questa drastica decisione perché non si riusciva a sbloccare una trattativa sulla diaria di trasferta relativa a pranzo e cena. I maestri dell’orchestra chiedevano 180 euro, il Cda aveva proposto 150 e loro non avevano accettato.

Probabile che un giudice li reintegri (come è successo coi dipendenti che aprivano i bagagli dei paseggeri a Malpensa) ma resta il fatto simbolico. Molto forte. Visto oggettivamente quello dell’Opera di Roma è un mistero incomprensibile. Ogni anno, ogni mese, ogni giorno ci sono tantissimi turisti che amerebbero vedere l’Opera lirica (quasi tutta in italiano) nella nostra Capitale.

Eppure ci sono pochissimi spettacoli in cartellone. Quattro repliche dell’Aida, cinque delle Nozze di Figaro. Perché? D’estate a Caracalla la stagione è col contagocce. Come se avesimo una miniera d’oro e la tenessimo chiusa…

Quando ero giovane, mi innamorai della semiotica, grazie ad un bel libro di Umberto Eco, che si intitolava: Opera aperta. Oggi il titolo, tristissimo, sarebbe: Opera chiusa. E invece che di semiotica, dovrebbe trattare del degrado infinito di questo Paese.

I commenti di Alessandro Banfi

30 set

La vittoria di Matteo

Avevo intervistato Massimo D’Alema in pubblico alla Festa dell’Unità qui a Milano, al Carroponte di San Giovanni, poche settimane fa. L’avevo visto preoccupato per il nuovo governo europeo, sconfortato per lo scarso risultato ottenuto dai socialdemocratici e ammirato della Merkel. Davanti alla platea di partito, però, si era molto contenuto. Nonostante che fra la gente si fosse alzato il grido: siamo tutti rottamati!

Ieri alla Direzione del Pd, Massimo D’Alema è stato durissimo. Invece. Sprezzante, ha fatto emeregere il suo rancore e il suo dissenso profondo. Tutto lo divide da Matteo Renzi. E si è capito.

La vittoria però (verrebbe da dire) di critica e di pubblico è andata al Presidente del Consiglio. “Li ho spianati”, ha confessato al Corriere della Sera.

Tutto sta a vedere ora che succederà in Senato. Lì i Cater Pillar non li fanno entrare…

 

I commenti di Alessandro Banfi

28 set

Dan, l’esempio

E’ morto Dan Segre, un grande uomo e un grande giornalista. Per i giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, consiglio di andarsi a rileggere le sue cose. Stupende. E’ stato uno dei fondatori de Il Giornale, insieme a Indro Montanelli e a Mario Cervi.  Io ho avuto l’onore da ragazzo di studiare i suoi articoli, che da un certo punto in poi erano firmati RA Segre, in onore della moglie scomparsa.

Giovane cronista, andai a trovarlo a Gerusalemme a casa sua, Ben Yehuda 1. Eravamo agli inizi degli ani Ottanta, il Libano era in fiamme, Arafat scappava da Tunisi… Che fortuna fu incontrare quegli occhi azzurri e vivaci! Una grande lezione di attaccamento alla realtà.

Dan era un ebreo, profondamente religioso, era stato un patriota israeliano. Un sionista, direbbero i propagandisti dell’altra parte. E tuttavia ti spiazzava sempre, perché osservava le cose con onestà, con passione, con studio.

Ironico, disincantato, non conformista. Più avanti nella vita, ho poi capito la profondità cui attingeva. Leggendo Bellow, Singer, Potok e rileggendo Levi… L’epopea di una umanità che trovava in quella professione, attraverso questo signore della penna, un’espressione compiuta e tuttavia quotidiana, effimera.

Trent’anni fa, uscito dalla sua casa a Ben Yehuda,  evitando i tram, così simili a quelli di Varsavia o di Budapest, sognavo di diventare un po’ come quell’uomo. Quell’ebreo che sapeva vedere la realtà, raccontarla e in essa conservare il segno del Mistero.

Grazie Dan.

I commenti di Alessandro Banfi