30 set

La vittoria di Matteo

Avevo intervistato Massimo D’Alema in pubblico alla Festa dell’Unità qui a Milano, al Carroponte di San Giovanni, poche settimane fa. L’avevo visto preoccupato per il nuovo governo europeo, sconfortato per lo scarso risultato ottenuto dai socialdemocratici e ammirato della Merkel. Davanti alla platea di partito, però, si era molto contenuto. Nonostante che fra la gente si fosse alzato il grido: siamo tutti rottamati!

Ieri alla Direzione del Pd, Massimo D’Alema è stato durissimo. Invece. Sprezzante, ha fatto emeregere il suo rancore e il suo dissenso profondo. Tutto lo divide da Matteo Renzi. E si è capito.

La vittoria però (verrebbe da dire) di critica e di pubblico è andata al Presidente del Consiglio. “Li ho spianati”, ha confessato al Corriere della Sera.

Tutto sta a vedere ora che succederà in Senato. Lì i Cater Pillar non li fanno entrare…

 

I commenti di Alessandro Banfi

28 set

Dan, l’esempio

E’ morto Dan Segre, un grande uomo e un grande giornalista. Per i giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, consiglio di andarsi a rileggere le sue cose. Stupende. E’ stato uno dei fondatori de Il Giornale, insieme a Indro Montanelli e a Mario Cervi.  Io ho avuto l’onore da ragazzo di studiare i suoi articoli, che da un certo punto in poi erano firmati RA Segre, in onore della moglie scomparsa.

Giovane cronista, andai a trovarlo a Gerusalemme a casa sua, Ben Yehuda 1. Eravamo agli inizi degli ani Ottanta, il Libano era in fiamme, Arafat scappava da Tunisi… Che fortuna fu incontrare quegli occhi azzurri e vivaci! Una grande lezione di attaccamento alla realtà.

Dan era un ebreo, profondamente religioso, era stato un patriota israeliano. Un sionista, direbbero i propagandisti dell’altra parte. E tuttavia ti spiazzava sempre, perché osservava le cose con onestà, con passione, con studio.

Ironico, disincantato, non conformista. Più avanti nella vita, ho poi capito la profondità cui attingeva. Leggendo Bellow, Singer, Potok e rileggendo Levi… L’epopea di una umanità che trovava in quella professione, attraverso questo signore della penna, un’espressione compiuta e tuttavia quotidiana, effimera.

Trent’anni fa, uscito dalla sua casa a Ben Yehuda,  evitando i tram, così simili a quelli di Varsavia o di Budapest, sognavo di diventare un po’ come quell’uomo. Quell’ebreo che sapeva vedere la realtà, raccontarla e in essa conservare il segno del Mistero.

Grazie Dan.

I commenti di Alessandro Banfi

25 set

Obbligo di lavoro

Innanzitutto devo chiedervi scusa. Abbiamo avuto, in questo periodo, qualche seria difficoltà tecnica con i Blog del nostro sito. Alla tecnica si è aggiunto un periodo per me pienissimo di impegni. Il combinato disposto è stato devastante.

Sono successe cose notevoli e anche terribili in questi giorni (la guerra all’Isis, le decapitazioni di ostaggi occidentali, l’arresto dell’ex Vescovo in Vaticano, l’attacco del Corriere della Sera a Renzi), ne parleremo via via. Intanto riprenderei la discussione, anche tenendo presenti i vostri commenti finalmente pubblicati, dal tema del lavoro e del cosiddetto Articolo 18.    

In sintesi penso questo:

1. Il mercato del lavoro è fermo in Italia perché le imprese non fanno utili. E quando non falliscono o chiudono, bloccano le nuove assunzioni. Dunque possiamo benissimo rivedere tutte le norme, ma se le aziende non vendono i prodotti che fanno, c’è poco da fare.

2. Le imprese in Italia hanno una bassa efficienza e quindi una bassa competitività perché i lavoratori a tempo indeterminato, in una percentuale cospicua, tirano i remi in barca. Nel settore pubblico ma anche in quello privato.  Andate in qualsiasi ufficio dell’anagrafe o anche in un supermarket e fate un piccolo esperimento mentale: perché si formano code mostruose? Che stanno facendo gli addetti? Con che rapidità servono? Visto così’, l’articolo 18 assume tutto un altro aspetto…

O no?

I commenti di Alessandro Banfi

17 set

Giustizia e lavoro

Non fosse per l’inevitabile divisione degli italiani, il discorso di ieri di Matteo Renzi alla Camera e al Senato dovrebbe essere preso con più attenzione.

I due nodi veri sono sicuramente la giustizia e la normativa sul lavoro. Non c’è bisogno di scomodare l’Europa o chissà quali professoroni. Basta parlare con un qualsiasi businessman straniero e vi dirà che la difficoltà di fare affari in Italia è fra queste due criticità: l’incertezza del diritto e la non flessibilità del lavoro.

Non so se davvero alla fine Matteo Renzi varerà un decreto governativo sull’art.18 oppure no, ma certo è una questione di fondo che va affrontata. Il tempo è scaduto. L’alternativa a leggi di riforma serie in questi due campi è solo una: la troika internazionale che viene a Roma e commissaria l’Italia.

Com’è già succeso a Portogallo, Spagna e Irlanda.

I commenti di Alessandro Banfi

8 set

Califfato e tolleranza religiosa

C’è un aspetto particolare della vicenda dell’Isis o Is che dir si voglia, che fa molto riflettere. Quest’ultimo “impazzimento” di derivazione islamica ha caratteristiche molto diverse dal “terrorismo islamico”, così come siamo abituati a conoscerlo.

I fanatici dello Stato Islamico (Isis sta per Stato Islamico di Siria e Irak) infatti hanno un obbiettivo diverso da quello di seminare terrore in Occidente (come accadde l’11 settembre 2001). Il loro scopo è la creazione di uno Stato dotato di una propria capacità di espansione territoriale. Nelle loro cartine propagandistiche il “Califfato” arriva fino in Grecia, nei Balcani, comprende tutta la Spagna e buona parte della Russia asiatica, oltre che il Medio Oriente e il  Nord Africa. La jihad diventa conquista territoriale, pezzo a pezzo, casa per casa.

Molti musulmani ritengono che l’Isis sia un tradimento dell’autentica fede islamica, ma le autorità religiose non riescono a pronunciarsi in modo unitario.

Il paradosso è che storicamente il Califfato, nella tradizione islamica, aveva un carattere multi- etnico, multi-religioso, diremmo oggi tollerante…

Tutta questa vicenda dovrebbe insegnare per l’ennesima volta agli occidentali, americani in  primis, che non è possibile usare i fondamentalisti islamici per ottenere risultati politici.

 

I commenti di Alessandro Banfi

3 set

La guerra a pezzi e gli Usa senza strategia

Sono giorni drammatici quelli che sta vivendo il mondo. La seconda decapitazione di un giornalista americano ad opera dei fanatici dell’Isis, quelli che vogliono il Califfato islamico fino alla Spagna, fa inorridire ognuno.

E tuttavia Obamna ha candidamente ammesso che gli Usa non hanno una strategia per fronteggiare l’avanzata del nuovo esercito islamico fondamentalista. Nel frattempo la tensione attorno all’Ucraina continua a salire. Domani i Paesi della Nato si riuniscono in un vertice nel Galles, mentre il Presidente americano è già nei Paesi baltici, frontiera della nuova resistenza anti-Putin.

Che succederà nelle prossime settimane? Davvero la Nato schiererà una nuova forza militare per fronteggiare le ambizioni di Mosca? E come agirà, in questo caso, se Putin arriverà fino a Kiev, come militarmente è considerato dagli esperti addirittura facile? 

La guerra mondiale a pezzi è dura da vivere: snervante, preoccupante, oscura. E la leadership americamna mondiale non sembra all’altezza.

I commenti di Alessandro Banfi

31 ago

Il successo Mogherini

Dunque Matteo Renzi ha avuto un indubbio successo. Federica Mogherini è il nuovo Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, succedendo a Lady Ashton.  C’è stato, nelle scorse settimane, chi era scettico e chi temeva che il rinvio di giugno compromettesse il risultato. Non è stato così, e sarebbe sbagliato non cogliere il successo di tutto il nostro Paese in questa nomina.

Ora la partita di Renzi è tutta sull’economia. Gli ultimi, drammatici, dati sulla deflazione, sul declino dell’Italia, non lasciano scampo.

Il successo Mogherini deve servire alla ripresa dell’Italia.

L’occasione c’è, non va buttata.

I commenti di Alessandro Banfi

25 ago

Secchiate esibizionistiche

La Sla, Borgonovo, la beneficenza… Però si poteva evitare la secchiata di acqua ghiacciata sulla testa. Sto pensando soprattutto al nostro Presidente del Consiglio.

Ho appena scritto che il viaggio in Irak di Matteo Renzi è stato giusto (per la verità tutti i vostri commenti sono negativi) e sono costretto ad essere di nuovo critico nei suoi confronti. Capisco, è vero, è stato nominato da Fiorello… Ma voi ve l’immaginate un altro Capo di Stato o di Governo che assume i tic delle star?

Questa storia dei video con le secchiate ha ritratto sportivi, uomini dello spettacolo (soprattutto), con alcune perle di avarizia o di incoerenza. Come la Littizzetto che regala 100 euro! D’altra parte le statistische dicono che a ftronte di tanto esibizionismo, la raccolta soldi del nostro Paese è stata molto bassa…  

Parliamo della Sla, aiutiamno la ricerca e doniamo i soldi per combattere questa malattia. Ma senza selfie, video, esibizionismi. C’è anche fra i vip chi si è comportato così.

Mentre Renzi, purtroppo, ha ceduto alla tentazione della secchiata spettacolo.

I commenti di Alessandro Banfi

21 ago

Un viaggio giusto

Per una volta, complimenti a Matteo Renzi. Il viaggio lampo in Irak del nostro Presidente del Consiglio ha avuto il merito di risollevare l’immagine dell’Europa in un momento drammatico, in cui davvero il mondo sembra attanagliato da quella “guerra mondiale” a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco.

“L’Europa non è solo lo spread”, ha detto ieri da Bagdad Renzi. E l’immagine è molto azzeccata. Un’Europa assente dallo scenario internazionale risulta ancora più odiosa, lontana dagli abitanti del nostro continente.

E bene ha anche fatto stamattina a polemizzare con il Movimento 5 Stelle, accusandoli di voler dialogare con i terroristi e di non dialogare col Governo. Alessandro Sallusti dal Giornale chiede al grillino Di Battista di dimettersi da deputato.

Non so se siano necessarie le dimissioni, ma forse dei chiarimenti e dei distinguo, dopo la decapitazione del giornalista americano sgozzato davanti al mondo, sì.

I commenti di Alessandro Banfi

18 ago

Il Papa e l’Occidente

Ha ragione il nostro fedele Rataplan: sentire il Papa in questi giorni è stata una grande consolazione! Il suo viaggio in Oriente, in questo momento drammatico, di persecuzione dei cristiani in Irak, assume un valore particolare. Ben colto da un’intervista a Romano Prodi pubblicata oggi dal Corriere della Sera, pagina 11.   Che cosa dice l’ex premier italiano? Che con Papa Bergoglio la Chiesa non si identifica più con l’Occidente ed ha dunque una capacità notevole di dialogo e di rapporto con tutti, con gli orientali e in particolare con i cinesi.

La “non-conquista” di Bergoglio è l’idea forte di questo viaggio. Il Cristianesimo non si identificò neanche con quella civiltà romana che aveva permesso la diffusione del primo messaggio di Gesù Cristo e degli Apostoli. Come spiegò benissimo in quei secoli Sant’Agostino.

Oggi è più che mai evidente che la Chiesa Cattolica non può essere identificata con l’Occidente, una civiltà ricca di contraddizioni e di diseguaglianze, comunque la si guardi, al tramonto.

I commenti di Alessandro Banfi