12 feb

Lo stupore di una scoperta

Dunque è ufficiale: Einstein aveva ragione. All’origine del mondo non c’è solo la luce, ma la trasformazione della massa in energia. Come dire, Fiat lux, all’inizio. E tuttavia all’inizio c’è anche la gravità, questa piccola grande forza che attraverso lo spazio e il tempo, e che genera onde, come se l’universo fosse un lago che di colpo si increspa. Einstein lo aveva ipotizzato 100 anni fa sul piano matematico e ora una verifica sperimentale, grazie alle moderne tecnologie, ci dice che è proprio così. E’ andata proprio così.

Che meraviglia ogni scoperta! L’emozione è la stessa di Galileo, Copernico, Keplero, Newton… Certo, sono aumentate tantissimo le nostre conoscenze e le nostre capacità tecnologiche, ma infatti è come se l’universo, via via, fosse diventato sempre più grande, infinitesimamente più grande sotto i nostri occhi.

Scriveva Isacco Newton che pure a differenza di tanti altri scienziati ebbe riconoscimenti enormi in vita: “Non so come apparirò al mondo. Mi sembra soltanto di essere stato un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva insondato davanti a me”.

Noi come lui, 400 anni dopo.

 

I commenti di Alessandro Banfi

9 feb

Torna lo spread. Che significa?

Torna in  prima pagina lo spread. Insieme al costante crollo delle Borse, col sistema bancario globale in sofferenza. Che significa? Viene da domandarsi. E’ un caso che riaffiori questo dato preoccupante in prima pagina sulla stampa italiana proprio ora?

“Sui giornali c’è tutto”, dice una spia americana nel film “I sette giorni del Condor” con Robert Redford, “basta leggerli”. E infatti si legge in questi giorni un’intervista all’ex Presidente Napolitano che manda un messaggio molto chiaro: nel 2011 furono i tedeschi a chiederci un governo tecnico dopo la tempesta dello spread. Ma, dice Napolitano parlando a Renzi, non si può e non si deve litigare con la Merkel. Nelle stesse ore c’è un’altra iniziativa. Tedeschi e francesi vorrebbero un nuovo Ministero Unico Europeo delle Finanze. Draghi è d’accordo. Renzi no.

Poi c’è la fragilità del sistema bancario, con MPS in testa ai record negativi di performance. Insieme alla Deutsche Bank. Come vedete, molti segnali nella stessa direzione. Con lo spread ultima minaccia.

Renzi seguirà i consigli di Napolitano? Lo scopriremo in fretta.

I commenti di Alessandro Banfi

1 feb

Il Paese senza merito

Oggi sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella racconta una storia delle nostre Università. Verrebbe da dire, ahimè, un caso tipico: Università di Messina, il figlio del Rettore vince un concorso a cattedra, copiando. Di sana pianta. Un suo concorrente (che aveva ovviamente meriti e studi) fa ricorso e si sente rispondere dalla Commissione: sì ha copiato, ma il concorso resta valido. Commenta Stella: “Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.

E’ andata proprio così. Sembra (ed è ) una barzelletta. Quella delle Università italiane dove le famiglie dominano incontrastate. C’è un film divertente di qualche tempo fa, Smetto quando voglio, che mette in ridicolo questa situazione. Il guaio è che così il Paese è guidato da incompetenti. Da gente senza qualità. Il merito è smarrito.

Ogni tanto c’è qualche politico, nella nostra storia patria, che promette di far prevalere il merito sull’interesse e sulla raccomandazione. Ieri Claudio Martelli (“i meriti e i bisogni”), oggi magari i 5Stelle, ma purtroppo fra prima e seconda Repubblica non sembra cambi niente.

 

I commenti di Alessandro Banfi

26 gen

Il fronte debole dell’Europa

La fine di Schengen forse è inevitabile. L’Europa della libera circolazione è crollata sotto il peso di una affluenza di migranti senza precedenti. L’UNHCR calcola che il 2015 sia stato l’anno peggiore nella storia per il numero di profughi dopo solo il 1945. Siamo davanti ad un movimento di uomini inaspettato e apparentemente inarrestabile. Dunque ha ragione Alessandro Sallusti quando scrive oggi sul Giornale che chiudere le frontiere può essere un prezzo da pagare, se aumenta la nostra sicurezza.

L’incubo però è che l’Italia sia il Paese che, insieme alla Grecia, possa subire le conseguenze più catastrofiche del ripristino delle frontiere e dei muri. E’ impossibile fermare il flusso dal mare, molto più facile farlo a Ventimiglia o al Brennero. Questo accadrà. L’Europa senza Schengen è un’ Europa in cui Grecia, Italia e forse Spagna vengono rapidamente intasate di profughi, che a quel punto non si possono più muovere.

Un’Europa bloccata in due fasce: quella del Nord garantita da controlli ferrei e quella del Sud devastata dagli arrivi (che cosa accadrà con la bella stagione?). La maledetta Europa a due velocità, che torna prepotente nei fatti, spettro del nostro futuro.

E’ davvero questo che vogliamo?

I commenti di Alessandro Banfi

21 gen

La tempesta globale e le nostre banche

E’ un inizio d’anno cominciato decisamente in salita. I mercati continuano a crollare in tutto il mondo: Per almeno tre motivi: il crollo del prezzo del petrolio, il rallentamento dell’economia cinese e l’indebitamento globale.  Soprattutto la grande preoccupazione è andata maturando, da quando la Federal Reserve americana ha deciso di chiudere il rubinetto del cosiddetto quantitative easing. Da quando la Fed non stampa più moneta, immettendo liquidità, son dolori.

Come se la crisi del 2008 non fosse mai davvero finita e si ripresentasse coi suoi fantasmi 8 anni dopo. Finito il paracetamolo, la febbre ricomincia. La cura sintomatica (questa è la metafora) non basta. Le cause di questa malattia si ripresentano.

In più per l’Italia i grandi dolori vengono dalle banche. Le nuove regole europee e il brutto esito della crisi delle 4 banche locali hanno eroso la fiducia nei risparmiatori e, ad esempio, il Monte dei Paschi è sceso ad una quotazione definita oggi da Renzi sul Sole 24 Ore “incredibile”.

Che fare? Dagli Usa, nonostante l’allarme globale, difficile che arrivino aiuti o nuove strategie. Sono in campagna elettorale. L’Italia deve sperare in un miglior rapporto con L’Unione Europea. Nulla da fare, si passa da lì. Dobbiamo ottenere ciò che il Portogallo e la Germania hanno ottenuto da Bruxelles per le loro banche e sperare, poi, che passi la nottata.

I commenti di Alessandro Banfi

19 gen

62 contano come 3,5 miliardi

La statistica è su tutti i giornali di oggi. Fonte seria: l’Oxfam. I dati: 62 persone fisiche nel mondo, 62 super ricchi, 62 iper miliardari, detengono la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone della metà più povera del pianeta. E’ un dato terribile, paradossale. Il Corriere della Sera mette anche foto e aziende dei vari super Paperoni, in testa c’è Bill Gates, quello di Microsoft, Zuckerberg di FB, Bezos di Amazon e poi i finanzieri come Soros eccetera eccetera. 62 contano come 3,5 miliardi, altro che un uomo, un voto.

Fa effetto pensare com’è sbilanciato il mondo. Io non ho nulla contro la ricchezza. Ma la disuguaglianza estrema sta costituendo un elemento così forte di destabilizzazione che fa riflettere. Che cosa è la democrazia in un universo dove la stragrande maggioranza è in balia di pochissimi sempre più ricchi? Che cosa è la convivenza sociale in un universo dove la distanza tra il salario dell’operaio e del suo padrone aumenta sempre di più? Che cosa può restare della libertà di iniziativa e di impresa, quando la speculazione puramente finanziaria ha in mano i destini di tutto?

Lo sanno anche gli economisti più avvertiti. Lo sanno i grandi della terra. Lo ripete il Papa. O si mette mano a livello globale a questa enorme disparità oppure fatalmente potrebbero essere guerre e catastrofi a riequilibrare la vita su questo pianeta. E allora sarà troppo tardi.

I commenti di Alessandro Banfi

14 gen

Il rischio Mary Poppins

Sui giornali di oggi trapela una notizia, qua e là, di quelle preoccupanti. Molti italiani, in questi giorni, starebbero ritirando i soldi dal proprio conto in banca. E’ l’effetto del caso banche, fuori dalla polemica politica (Cantone ha promesso il Decreto Legge sui rimborsi in pochi giorni) ma nel concreto della vita quotidiana. Paura di nuovi casi Etruria. In più ci si mette una congiuntura economico-finanziaria difficile a livello globale. I Bot e CcT non vengono più venduti al risparmiatore perché hanno interesse negativo, il calo del petrolio deprime altri tipi di investimento. L’oro, tipico bene rifugio dei tempi afflitti dalle grandi paure (a livello mondiale) sta schizzando in alto nella sua quotazione.

Insomma tante paure (terrorismo, crisi economica, guerra…) si uniscono ad una crisi nazionale bancaria strisciante che quantomeno è minimizzata dal Governo. E’ l’effetto Mary Poppins. Vi ricordate il film col tracollo del signor Banks? Tutti i cittadini, sulla base di una voce infondata, corrono a ritirare, tutti insieme, i loro risparmi, provocando il fallimento della loro stessa Banca. Tipico incubo della City londinese.

Certo, non siamo ancora arrivati a questo, per fortuna, ma la diminuzione dei depositi bancari porta certamente a minori investimenti. anche a breve, proprio quando il nostro Paese ne ha più bisogno…

Chi governa non faccia finta di niente. Please.

I commenti di Alessandro Banfi

12 gen

Banche e riforme

Nella persona del Ministro per i rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi si concentrano i due temi che nel bene e nel male stanno catalizzando l’attenzione nelle ultime settimane. Le banche e le riforme. Sì perché al di là delle responsabilità penali, sempre personali, del padre della Boschi, è oggettivo che esiste un coinvolgimento “ambientale” del Ministro nella vicenda della Banca dell’Etruria. E allora su quel fronte le domande sono molte: ad esempio, ciò che è accaduto ai risparmiatori di quella Banca (azzeramento di azioni e obbligazioni) capiterà anche ad altre? Ieri è stato un giorno da incubo per le quotazioni di Monte Paschi di Siena e Carige… Dobbiamo aspettarci il peggio?

Quanto alle riforme, oggi di fatto Renzi ha annunciato che in autunno faremo il referendum su questo DDL Boschi, che prevede l’abolizione del Senato, fiducia solo alla Camera, riduzione dei parlamentari ecectera, eccetera… E che l’Unione Europea ci permette di sforare un po’ sui conti solo per il varo di queste novità. Ma la domanda è: sono sufficienti? E saranno efficaci?

Sul crocevia fra Banche e riforme Renzi (e la Boschi) si giocano tutto.

I commenti di Alessandro Banfi

8 gen

L’anno della paura?

Innanzitutto mi devo scusare con tutti voi per la lunga assenza. Dopo qualche anno, ho avuto l’opportunità negli scorsi giorni di prendermi un po’ di riposo e l’ho fatto. Lo sanno anche quelli che mi seguono a Carte Scoperte la mattina sul canale 51.

Torno in un inizio d’anno molto difficile. Stamattina la parola più ripetuta nei titoli dei quotidiani era: paura. Paura per il crollo mondiale delle Borse (“il 2008 non è finito” dice Soros), paura per le violenze di Capodanno a Colonia, paura per il terrorismo che colpisce nei cosiddetti “lupi solitari”, a Parigi come in Inghilterra.

Viene da dire che il 2016 sarà l’anno della paura. E tuttavia il mio è un augurio di speranza, perché questo nuovo anno porti cose nuove e belle. Ne abbiamo bisogno. Insomma auguri in ritardo.

I commenti di Alessandro Banfi

16 dic

Banche e inganni

Fa riflettere, e molto, il terribile caso della Banca dell’Etruria. Terribile perché un pensionato di Civitavecchia si è ucciso quando ha capito di aver perso tutti i risparmi. E’ stato il Governo col decreto del 22 novembre a togliere valore di colpo a tutte le azioni e obbligazioni, “salvando” le banche.

Il Presidente del Consiglio, ancora ieri sera, ha spiegato che così si sono salvati posti di lavoro e risparmi per migliaia di persone. La domanda semplice, che si pone l’uomo della strada, è questa: era davvero obbligatorio azzerare il valore di azioni e di obbligazioni di quelle quattro banche?

Siamo sicuri che non c’era un’altra strada?

I commenti di Alessandro Banfi