22 dic

Francamente ci mancherà

Sabato pomeriggio, nel cuore di una Milano indaffarata nello shopping natalizio, abbiamo dato l’ultimo saluto a Franco Bomprezzi. Grande giornalista (“a rotelle”, come si definiva lui) e grande uomo. La chiesa dell’Incoronata a corso Garibaldi era strapiena di gente. Molti disabili, molti giornalisti, il Sindaco, nomi noti della Milano della politica, diversi interisti…

E’ stato un bell’addio, ardente, semplice, pieno di fede. Segno di quello che Franco aveva seminato nei suoi 62 anni, camminando con generosità nelle strade del mondo, sempre grazie alla carrozzina, perché le sue gambe per una osteogenesi non avevano mai funzionato, fin dalla nascita.

Sul settimanale (ora mensile) Vita, Bomprezzi aveva una rubrica, titolo: Francamente. Azzecatissimo. Lui era diretto, mai banale, autentico, fino all’arrabbiatura. Con lui abbiamo fatto diverse cose a TgCom24 e mi sarebbe piaciuto tanto farne anche di più…  Ricordo con gratitudine i giorni della campagna di Mediafriends La Fabbrica del Sorriso, anno 2012, dedicata alla disabilità e la sua arguta, fulminante collaborazione. E un’indimenticabiale serata alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia.

Ciao Franco, ora che sei entrato in Paradiso con le rotelle, goditi quella luce.

I commenti di Alessandro Banfi

16 dic

Un momento di pace

Auditorium of Rome - 14 Nobel Price Meeting

Per una volta parlo di me. Ma per raccontare uno di quei momenti per cui davvero la vita val la pena di essere vissuta. Sabato scorso, come qualcuno di voi sa perché ci ha seguito in diretta streaming, abbiamo offerto sul nostro sito la diretta del Summit mondiale dei Premi Nobel per la Pace, organizzato a Roma e io ho avuto l’onore di condurre una tavola rotonda, con protagonisti di primo piano.  Fra cui l’Alto Rappresentante della Politica Estera della Ue Federica Mogherini, una rappresentante dell’UNHCR, uno dell’AFSC, la professoressa Jody Williams, che ha vinto il Nobel per la sua battaglia contro le mine anti uomo. Leggi il resto di questo articolo »

I commenti di Alessandro Banfi

9 dic

Dov’è la corruzione

Più della metà delle notizie e dei commenti sulla vicenda di Mafia Capitale sono interessati. Il problema è scaricare sulla parte politica avversa la responsabilità della corruzione.

Anche qui, nei commenti al mio post sullo scioglimento, mi sembra prevalere la logica del “di chi è la colpa”. Ebbene, io penso che il nostro Paese a questo punto merita altro. Non è che la destra o la sinistra garantiscano di per sè la pulizia dei comportamenti. Se Alemanno è indagato, Marino è coinvolto moralmente. I cittadini dovrebbero riprendersi la responsabilità del voto, magari fra qualche mese e scegliere gente nuova.

Ma la questione è: come nasce la corruzione? A leggere le intercettazioni e studiare le biografie di questio personaggi vicini ai politici si capiscono alcune cose:

1. non esistono veri controlli. La burocrazia rende difficile fare tutto e c’è dunque l’incertezza del diritto e la nebulosità del dovere.

2. i primi ad essere incauti sono i grandi politici. Veltroni ha messo nel suo staff un pregiudicato che si è cambiato il cognome perché non saltassero fuori in Google i suoi precedentii penali… Alemanno ha messo in posti chiave incompetenti che erano suoi vecchi compagni della Destra, che lo hanno tradito nella fiducia… Marino ha detto di non conoscere Buzzi e poi abbiamo visto le foto insieme…

3. il servizio giardini, le case per gli sfrattati, i centri per gli immigrati sono cose necessarie del Comune, gestite per farci la cresta.

La radice della corruzione è nella spesa pubblica. Troppo vasta, senza controlli, arbitraria e senza meriti e certezze del diritto… Lì dobbiamo aggredire il problema, oppure davvero ci riduciamo aspettare il Politico Onesto… Ma il Re Buono era quello del tempo dell’Assolutismo.

Oggi dovremmo essere in democrazia.

I commenti di Alessandro Banfi

5 dic

Commissariate Roma

Non so voi, ma io non ho dubbi. Il Consiglio comunale di Roma va sciolto, insieme alla Giunta. Il Prefetto deve nominare un Commissario e in tempi ragionevolmente brevi far votare ai romani una nuova Amministrazione.  

Il motivo è molto semplice: il reato di associazione a delinquere, di Mafia, implica lo scioglimento. O un giudice serio come il magistrato Pignatone sbaglia , oppure se ha ragione e il reato (da parte di affaristi di destra e sinistra) si configura come associazione mafiosa dentro l’Amministrazione capitolina, non ci sono alternative. Capisco che Renzi e il Pd, attraverso il neo commissario Orfini, siano contrari, ma c’è poco da fare. 

Nicola Zingaretti, importante esponente del Pd e Presidente della Regione, chiedendo di congelare ogni appalto, è di fatto arrivato alla stessa conclusione. Come potrà il Comune di Roma, infilitrato dalla mafia traversale dei Carminati e dei Buzzi, decidere spese, conferire lavori ad aziende, chiedere tasse?

Per di più il Sindaco Ignazio Marino è incorso ieri in un infortunio che all’estero gli avrebbe già costato le dimissioni: prima ha detto che non conosceva Buzzi in televisione e poco dopo è stato sbugiardato dalla pubblicazione di alcune foto che li ritraggono insieme.

Chiamate il commissario. E’ meglio.

I commenti di Alessandro Banfi

24 nov

Il non voto contro Renzi

Tanti gli elementi di riflessione indotti dai risultati delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. Il primo è il clamoroso dato dell’affluenza, addirittura sotto il 40 per cento degli aventi diritto nella rossa e solitamente impegnata regione centrale.

Gli italiani rifiutano il voto o meglio votano non votando, dando così un messaggio molto chiaro: fra le offerte di politica dei partiti sulle schede nessuna convince. Certo, ci sono motivi specifici. Le elezioni arrivavano per entrambe le Regioni sull’onda di un’inchiesta giudiziaria che non aveva risparmiato i vecchi Presidenti della Regione e molti consiglieri regionali. Era la prima volta che si votatava solo di lunedì eccetera eccetera.

Il fatto è che la delusione della politica resta, ma questa volta non l’hanno raccolta i grillini, che già appaiono in declino nel loro rappresentare l’anti-politica. Questa è la grande notizia di queste elezioni. Tornano in mente gli insulti a Grillo nella sua Genova, nei giorni dell’alluvione e gli insulti alla sua deputata a Tor Sapienza.  La Nemesi del qualunquismo anti poltico ha colpito i 5 Stelle.

Sì, poi ci sono le polemiche e i maldipancia sia nella sinistra che nel centro destra. Ma il dato di fondo riguarda il non voto.

 

 

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17 nov

7,6 miliardi per uscire dal fango

E pensare che il governo Renzi ha deciso di dare gli 80 euro in busta paga, spendendo 10 miliardi. Ne basterebbero solo 7,6 per mettere a posto l’Italia nel senso di un vero intervento nazionale contro il dissesto ideogeologico.

Sarebbe questa una grande opera necessaria, più convincente e gradita alla popolazione dei vari lavori previsti dallo stesso decreto Sblocca Italia.

Abbiamo bisogno di uscire dal fango, dall’autunno del nostro scontento.

I commenti di Alessandro Banfi

10 nov

Quirinale. Partita pericolosa

Giorgio Napolitano ha deciso. Si dimetterà a dicembre. La nuova elezione già a gennaio, con questo Parlamento, difficile da interpretare, pieno com’è di eletti che hanno cambiato partito, gruppo, casacca.

Le volontà del Presidente della Repubblica sono comprensibili. E’ stanco e nelle ultime apparizioni è apparso davvero affaticato. La Costituzione, poi, è molto chiara: è lui che decide semmai di interrompere il suo mandato di 7 anni, teoricamente valido fino al 2020.

I problemi però sono molti. Il Governo, nonostante l’energia di Renzi, è debole. La situazione economica è drammatica e ci avviamo a fronteggiare l’inverno più duro degli ultimi 60 anni. L’incertezza che le dimissioni di Napolitano provocano sarà il grande pericolo dei prossimi mesi.

Salterà il patto del Nazareno? Reggerà? Davvero Renzi aprira il “forno” dei 5Stelle? Sono queste le domande vive nel’autunno politico prossimo venturo.

I commenti di Alessandro Banfi

5 nov

Roma sotto esame. Juncker attacca

Non è una battuta casuale quella di Jean Claude Juncker, nuovo capo della Commissione euopea, cioé del Governo di Bruxelles, quando dice: “Non sono il capo di una banda di burocrati. Se avessimo dato ascolto ai burocrati il giudizio sul bilancio italiano sarebbe molto diverso”. E non solo perché la battuta è stata provocata da una domanda “organizzata” dal falco tedesco della Csu, Manfred Weber.

La verità è che la nuova Commissione Europea vuole mettere sotto pressione, e forse sotto esame ufficiale, il debito italiano. Al cospetto di questa possibile iniziativa (procedura d’infrazione?) la Legge di Stabilità di Pier Carlo Padoan appare “debole”, come ha scritto Luca Ricolfi. Sebbene sia considerata “al limite” (e forse oltre) dallo stesso Juncker.

D’altra parte se le politiche europee restano quelle dell’austerità e all’Italia viene rinfacciato il debito (il rapporto deficit Pil è al 132,2 per cento) appare molto difficile che leggi nazionali di bilancio possano rilanciare l’economia e la crescita.

Matteo Renzi, primo socialdemocratico in Europa quanto meno a voti popolari, avrebbe la possibilità di sviluppare un’iniziativa politica raccogliendo i Paesi più scettici nei confronti della Merkel. Solo da un’iniziativa di questo tipo potrebbe nascere qualcosa di nuovo.

I commenti di Alessandro Banfi

4 nov

Incubo giustizia

Se mettete insieme gli ultimi giorni, la vita pubblica italiana è quasi un incubo. Il caso Cucchi, con la clamorosa setneza di assoluzione per cui non ci sono colpevoli per la fine tanto ingiusta a atroce di un giovane morto mentre era nelle mani dello Stato. Il caso De Magistris, il sindaco di Napoli condannato in primo grado e rimesso al suo posto. La legge Severino, sulla quale i dubbi di costituzionalità non esistevano quando la cosa poteva riguardare Berlusconi nell’estate del 2013, e che invece ci sono tutti oggi perché la Corte è stata investita dal caso per il Tar della Campania. Seempre al cnetro l’ex collega De Magistris.

Potremmo mai avere un Paese dove la Giustizia non sia preda delle corporazioni, statali e no? Ieri il Presidente del Consiglio a Brescia ha ricordato, di fronte agli imprenditori, il gap che divide la nostra giustzia civile da quella degli altri Paesi.  Siamo al punto che non convine più avere un’impresa in Italia, visto che non si ha la certezza di aver ragione, in occasione di una controversia commerciale o di un mancato pagamento o del furto di un brevetto…

La nuova Italia deve ripartire dal sanare questa piaga.

I commenti di Alessandro Banfi

31 ott

Gentiloni alla Farnesina. Scelta normale

Alla fine Renzi ha scelto: Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Un politico di lungo corso, un Pd, un maschio e non una femmina. Il gesto è importante e simbolico. Per una volta non è una scelta di immagine. Anche il giovane Matteo ha dovuto raggiungere un compromesso col Capo dello Stato.

Forse non è un male che una scelta normale, di buon senso, entri a far parte dell’universo renziano. Certo, le illusioni su Bonino e Letta sono durate lo spazio di una mattino. Almeno su questo Blog. Ma la direzione è quella.

Prima o poi si rimargineranno anche quelle ferite. Sempre che Renzi continui a governare.

I commenti di Alessandro Banfi