1 ago

L’Agosto di Renzi, detto Tina

Arriva il generale Agosto sull’Italia in un momento difficile, se non fosse per il meritato riposo dei più. Molti problemi assillano il nostro Presidente del Consiglio: la recessione è finita ma non la crisi, il suo partito, il Pd, è in continuo fermento. Alcune questioni apparentemente locali (Roma, la Sicilia e anche Milano presto alle urne) non sembrano proprio di facile soluzione. Nodi europei come l’immigrazione e la politica economica comune appaiono sempre più inestricabili.

E tuttavia Matteo Renzi ha fatto cose buone. Il Job’s Act sta avendo il grande merito di prosciugare il precariato a favore di una maggiore stabilizzazione del lavoro. La riforma della scuola, comunque la si pensi, va nella direzione di una maggiore meritocrazia.  E’ avviata la fine del bicameralismo. E c’è una nuova legge elettorale.

In tanto pessimismo, dobbiamo, almeno per ora, tenerci stretti Renzi.

Anche perché Matteo è sempre di più Tina. Come dicono gli anglosassoni There Is No Alternative.

I commenti di Alessandro Banfi

21 lug

Crocetta, Marino e gli elettori

Si va delineando un exit strategy del Governatore Crocetta. Che nel giorno in cui attacca e minaccia la richiesta di risarcimento all’Espresso, traccia anche i contorni di una sua possibile resa. 4-5 punti del programma da realizzare e poi le dimissioni.

A Maria Teresa Meli del Corriere Renzi dice che pensa ad elezioni anticipate per la Regione Sicilia e il Comune di Roma per la primavera prossima. Ma non è una data lontana?

L’impressione è che i cittadini, se devono decidere e scegliere loro, su Crocetta in Sicilia come su Marino a Roma, dovrebbero farlo quanto prima.   

 

I commenti di Alessandro Banfi

14 lug

Una sconfitta per tutti

Alla fine, neanche dieci giorni dopo il referendum greco, l’amara constatazione è che hanno perso tutti. Hanno perso i greci che ora devono inghiottire misure durissime e approvare a tempo di record un programma di lacrime e sangue, per avere il piano di salvataggio. C’è persino a rischio la tenuta del governo Tsipras.

Ha perso l’Europa, che sopravvive nella sola forma del gendarme tedesco, esigente e invadente. Da ieri la Grecia è un protettorato europeo, anzi tedesco. Ma l’idea d’Europa, sia del popolarismo di origine cattolica, che d’ispirazione socialdemocratica, esce a pezzi. Come escono a pezzi i soggetti politici europei.

Dove sono i socialisti? Dove sono i popolari?

Ha ragione Sallusti quando scrive oggi su Il Giornale che l’Italia è stata commissariata di fatto, come la Grecia oggi, nel 2011. Monti, Letta e anche Renzi (è stato molto evidente in questi giorni).

Il destino di noi Pigs è quello di esere umiliati e commissariati.

 

I commenti di Alessandro Banfi

7 lug

Ha vinto il no, viva l’Europa

Ha vinto il no. Del resto, a pensarci bene, erano pochi i motivi “europeisti” del sì. Agli occhi di un greco (ma anche di un italiano, uno spagnolo, un  portoghese…) dove sono i meriti dell’Europa a guida tedesca?

Forse che l’Europa ci convince quando ferma i migranti a Ventimiglia o costruisce un muro in Ungheria? O quando ci obbliga a fare i formaggi con il latte in polvere, per distruggere la qualità dei nostri prodotti? E tuttavia nessuno (neanche l’80 per cento dei greci) vuole la fine dell’Euro e dell’Europa. La Grexit è un falso problema.

Ora qui si gioca la partita. O i leader europei sanno interpretare questa difficile fase o salta tutto: ci troveremmo allora in quella “terra incognita” di cui ha parlato Mario Draghi. Temiamo molto questo scenario.

Speriamo anncora che l’Europa viva e per vivere torni ad essere credibile e benigna verso i popoli che la formano.

I commenti di Alessandro Banfi

2 lug

In Grecia si gioca tutto fra il sì e il no

Matteo Renzi ha detto che il voto del referendum in Grecia di domenica prossima non ha grande importanza. Non so perché l’abbia detto, ma mi sembra davvero che ormai l’Italia conti meno di San Marino, a livello internazionale.

Il voto di domenica, secondo me, è decisivo: se vincono i sì l’Europa esiste ancora, se prevalgono i no, siamo alla fine di un percorso. Si può girarla come si vuole ma la sostanza è questa.

I Greci hanno in mano anche il nostro destino, oltreché il loro. Lo si voglia o no.

I commenti di Alessandro Banfi

16 giu

Renzi ha perso e non solo lui

A quindici giorni di distanza, confermiamo le “pagelle” elettorali buttate giù dopo le elezioni regionali. Non solo quei punti sono sempre più validi, ma sono usciti rafforzati dai voti comunali sui ballottaggi.

Renzi ha davvero perso. A Venezia, ma anche ad Arezzo, segnando un record negativo. Su base nazionale il Pd in questi ballottaggi è arrivato al 14 per cento!!!! Dal 40 delle Europee. Un crollo clamoroso. Sbagliato dire, come fa ad esempio Brunetta, che il suo governo è finito, ma certo la riflessione che lui stesso affida oggi ai giornali (Renzi1, Renzi 2 eccetera) sembr largamente inadeguata.

Il Movimento 5 Stelle è più vivo che mai. In cinque ballottaggi nei quali un suo candidato sindaco è stato presente, ha sempre vinto. Non solo, ma chi sperava che i voti dei 5 Stelle andassero al candidato Pd in caso di scontro con la destra (pensate a Casson), è rimasto molto deluso.

Sparita Scelta (Sciolta) Civica, stanno per scomparire i consensi anche per l’Ncd.

Sale la domanda di un centro destra credibile, e di governo “civico” nell’elettorato italiano. Ora si vedrà se i vari Salvini, Meloni, Toti, Berlusconi riusciranno a trovare il filo di un nuovo dialogo per essere pronti ad offrire un’alternativa a Renzi. 

 

I commenti di Alessandro Banfi

9 giu

Dove Putin ha ragione

Il presidente russo Vladimir Putin sarà nelle prossime ore in Italia. Prima all’Expo a Milano, poi a Roma da Mattarella, da Renzi, quindi da Papa Francesco.  La sua missione arriva proprio dopo un G7, riunito in Germania, all’insegna dellla polemica di Obama contro la Russia. Il presidente americano ha accusato Putin di voler rifare l’Impero sovietico.

Da parte sua, il Presidente russo si è rivolto ai leader occidentali attraverso un’intervista al Corriere della Sera, proprio alal vigilia dell’inizio dei lavori dei Sette Grandi. Due cose mi sono sembrate particolarmente assennate in quel colloquio. La prima: “Le spese militari degli Stati Uniti sono superiori alle spese militari di tutti i Paesi del mondo messi assieme. Quelle delle Nato sono 10 volte superiori a quelle della Federazione Russa”.

La seconda: “Vicino alle coste della Norvegia ci sono sommergibili americani in servizio permanente. Il tempo che ci mette un missile da quei sottomarini a raggiungere Mosca è 17 minuti. (…): Solo una persona non sana di mente può immaginare che la russia possa attaccare un giorno la Nato… “.  

Putin parla all’Italia, viene in Italia perché sa che fra i cosiddetti 7 Grandi siamo forse quelli che sperano di più in un nuovo dialogo, nella fine delle sanzioni.

I commenti di Alessandro Banfi

1 giu

Vinti e vincitori

Qualche considerazione sulle elezioni regionali, a verdetti definiti.

Primo: Renzi si è fermato. Non si riesce a capire che cosa abbia avuto davvero da queste elezioni. 5 a 2 è una sconfitta rispetto all’affermazione della Moretti sul 7 a 0. Non si deve dimettere ma è uno stop molto chiaro. Un altolà a certe esagerazioni.

Secondo:  a sorpresa Toti ha vinto in Liguria. Quando il centro destra resta unito, modello Lombardia, modello Veneto (altra affermazione con Zaia) dà grosse garanzie di governo e risulta vincente.

Terzo: i 5 Stelle non sono affatto morti. E anzi, con Grillo in secondo piano, sembrano più concreti, fanno meno paura e più simpatia.

Quarto: vincono o comunque hanno ottimi risultati degli amministratori locali, soprattutto sindaci, che la gente ha apprezzato nell’esperienza di governo. Come De Luca, sindaco di Salerno, Emiliano, sindaco di Bari, Ricci, sindaco di Assisi, che ha fatto tremare il Pd per tutta la notte. 

Quinto: la Lega cresce, soprattutto in Toscana, ma non si “mangia” tutto il centro destra, come molti auspicavano alla vigilia. Salvini vuole essere il nuovo leader, ma si prevale solo se sono tutti dentro, da FdI a Ncd, a Forza Italia.   

Che ne dite?

I commenti di Alessandro Banfi

25 mag

Pensioni, un po’ di storia

Il nodo di fondo delle pensioni è che il sistema retributivo riguarda ancora il 91 per cento delle pensioni erogate in questo momento! Il che implica che lo Stato spende (calcoli del Sole 24 ore di mercoledì scorso) ben 46 miliardi all’anno per ripianare la differenza fra quanto versato nella vita lavorativa e quanto percepito adesso. 46 miliardi ogni anno: una cifra enorme. Non solo i politici riscuotono quello che NON hanno versato, ma il 91 per cento dei pensionati.

Nel 1994 Berlusconi provò a cambiare le cose, con un primo tentativo di introdurre il criterio contributivo invece di quello retributivo. Si scatenò il finimondo in quell’autunno (i sindacati portarono in piazza 1 milione di persone) e alla fine il Governo cedette e stralciò le pensioni da quella Legge Finanziaria.

Nel dicembre del 1994 non dei pericolosi berlusconiani, ma grandi economisti, fra cui pensate un po’ Romano Prodi, insieme a  Franco Modigliani, Franco De Benedetti, Mario Baldassarri e Paolo Sylos Labini scrissero sul Corriere della Sera un appello al Governo, perché non mollasse sulla strada della riforma pensionistica.

Sapete come finì. La riforma la fece poi Lamberto Dini e la fece a metà.

Oggi paghiamo il non aver deciso nel modo giusto 21 anni fa.

Ovvio che Dini è il primo a godere di una pensione in gran parte pagata dallo Stato… Cioé da tutti noi.

I commenti di Alessandro Banfi

8 mag

Il diritto non dipende dal costo

La discussione sulla sentenza della Consulta a proposito di mancato adeguamento all’inflazione delle pensioni di 5,2 milioni di cittadini ha qualcosa di surreale.

Sembra che sia una colpa dei giudici costituzionali se lo Stato deve pagare soldi che aveva negato a chi ne aveva diritto. Ma il diritto non può essere valutato, pesato in termini economici: o quei 5 milioni di pensionati hanno il diritto di essere pagati il giusto oppure no.  

Io penso che il tentativo di Monti-Fornero, fatto col Decreto 201 per la verità votato in Parlamento, di risparmiare soldi del Bilancio sulel spalle dei diritti dei pensionati sia stato un grave errore.

Adesso il Governo sta studiando un Piano per non pagare tutti, subito. Vorrebbe rendere il mancato adeguamento solo alle pensioni sotto i 3mila euro. A me non sembra una soluzione equa.

Togliessero gli 80 euro “elettorali” e pagassero il giusto a chi è dovuto.

Voi che ne dite? 

 

I commenti di Alessandro Banfi