12 Set

L’autunno decisivo

Angela Merkel domenica 18 settembre affronterà elezioni amministrative decisive per lei. Nel Land di Berlino. Ha già perso una settimana fa a casa sua, in Meclemburgo Pomerania, nel collegio dove si è sempre fatta eleggere da quando è caduto il muro di Berlino. In quella regione il suo partito, la CDU, è arrivato terzo. Dopo la Spd, e passi, ma soprattutto dopo il nuovo raggruppamento, populista, anti immigrati chiamato Alternative fur Deutschland.

Fra un anno la Cancelliera tedesca dovrà affrontare le elezioni politiche. C’è chi dice che non si presenterà neanche, se i segni della crisi si intensificheranno. Intanto il primo martedì di novembre si vota negli Usa. E se dovesse mai prevalere Donald Trump, questo vento di “Brexit globale” all’insegna dei Muri e del ritorno ai nazionalismi potrebbe travolgere anche l’Europa (e l’Euro) della Merkel.

Le settimane che ci aspettano sono infatti decisive. Martin Wolf su Financial Times ha detto che è l’inizio di una specie di girone di ritorno della globalizzazione.

Un fenomeno che si risolverebbe nel suo contrario. L’autunno del nostro scontento.

I commenti di Alessandro Banfi

26 Ago

Terremoto: le parole inutili

Il grande scrittore Aleksandr Solgenitsin diceva, provocatoriamente, che esiste “un diritto a non sapere” nella società dei mass media. Lo diceva nella nuova vita americana da ex dissidente nel Vermont, nauseato dall’informazione del mondo occidentale. Fatalmente quella provocazione mi è tornata in mente, seguendo avidamente, come tutti in queste ore e giorni, il lavoro dei colleghi inviati sulla terribile tragedia del terremoto di Amatrice. Lavoro spesso splendido.

Ma che comunque fa riflettere su un punto: perché tante parole? La commozione, l’immedesimazione arriva raramente dai discorsi. Ti prendono (e spesso allo stomaco) invece le immagini, sempre vere, le storie, quelle autentiche e in presa diretta.

E’ ancora il tempo del silenzio. Del dolore. Della solidarietà.

Verrà certamente anche quello della polemica, del commento, della speculazione.

Ma non ci siamo ancora.

I commenti di Alessandro Banfi

17 Ago

Ferragosto senza pace

Le  notizie di attentati, falsi allarmi, episodi non chiariti si succedono in Europa in queste settimane. Ci stiamo abituando. “Quello del treno svizzero era uno squilibrato”, dicono. E poi: “A Wimbledon falso allarme” e così via… Resta un clima sconvolto che ha segnato questa estate e anche questo Ferragosto.

E’ un mondo senza pace, che non ce la fa a ritrovare la propria forma di convivenza abituale. Anche la tradizionale conferenza stampa che il Ministro degli Interni tiene ogni anno al 15 agosto al Viminale ha avuto lo stesso tema: ad Alfano hanno chiesto come integrare l’Islam in Italia, i controlli sugli Imam, l’idea di vietare anche da noi, sulle nostre spiagge, il cosiddetto “burkini”…

Problematiche e discussioni che nascono all’ombra degli attentati in Francia. Ma non solo. Anche perché al di là del Canale di Sicilia c’è un conflitto militare contro l’Isis, in Libia, dove comunque noi siamo parte. E i russi hanno creato un avamposto per gli aerei in Iran, sempre per combattere il Daesh.

Ferragosto senza pace significa un autunno pesante, all’insegna della sfida sulla sicurezza. Ovunque.

I commenti di Alessandro Banfi

19 Lug

Lupo solitario o rete?

Più passano i giorni e più la vicenda della strage di Nizza si complica. Troppi dettagli non tornano. La domanda chiave resta: l’attentatore del Tir, il franco tunisino, era da solo? E se non lo era, chi lo ha aiutato e perché?

L’Isis ha rivendicato l’attacco sulla Promenade des Anglais, ma è esistito, prima dell’attentato, un coordinamento per compierlo? Oppure ci troviamo davanti all’opera di un lupo solitario? E se si trattasse di un uomo solo, isolato, quanto hanno pesato le vicende personali di depressione e di odio verso la ex moglie (che doveva presenziare ai fuochi del 14 luglio, quella sera)?

Non sono domande da poco. In gioco c’è la nostra convivenza. L’episodio di ieri notte a Wurzburg, dove un profugo afghano di 17 anni ha colpito indiscriminatamente i passeggeri di un treno con un’ascia, ne è una tragica conferma.

I commenti di Alessandro Banfi

15 Lug

La nuova guerra civile

Un nuovo terribile attentato ad un passo da casa nostra. Un cittadino francese, di origine tunisina, ha scientificamente sparato alla gente e investito decine e decine di persone, al momento le vittime sono 84, sulla Promenade des Anglais, sul lungomare di Nizza. Ieri sera il luogo era pieno di turisti e di famiglie per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio sul mare, in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio, ricorrenza della Presa della Bastiglia.

Un attentato terroristico compiuto, per quanto ne sappiamo finora, da una sola persona, un singolo individuo. Ci sono testimoni che lo hanno sentito gridare Allah akbar, durante l’attacco. Un lupo solitario? Per ora difficile dirlo. La cosa certa è che si tratta di una nuova forma di guerra civile in Francia e in Belgio: Charlie Hebdo, poi la strage del Bataclan e infine gli attentati a Bruxelles… Sono sempre cittadini europei ad agire. In  una forma estrema di guerra civile, di lotta intestina, anche se magari compiuta in nome dell’islamismo terrorista.

Chissà per quanti anni dovremmo fronteggiare questa realtà, che si alimenta da una parte dalla crisi economica dell’Occidente, dall’altra da una migrazione dall’Africa all’Europa, senza precedenti.

I commenti di Alessandro Banfi

12 Lug

Spacchettare il Paese

Matteo Renzi si dice contrario al cosiddetto spacchettamento dei quesiti referendari. Dice che lui spacchetta a Natale e che al referendum bisogna scegliere fra rinnovamento e status quo. Non la penso proprio così.

L’iniziativa dei radicali di provare a proporre quesiti più chiari e distinti fra di loro per il referendum sulle riforme non mi sembra così negativa… Si sdrammatizzerebbe il tutto e forse i cittadini sarebbero più aiutati a decidere nel merito. Non certo in un giudizio finale su Renzi o non Renzi. Certo poi se fermiamo qualcuno per la strada o al bar e diciamo la parola “spacchettamento” mi sa che facciamo una brutta fine…

Ma i politici, intesi proprio come deputati e senatori, sanno di che parliamo. Meglio uno spacchettamento dei quesiti che una frattura profonda nel Paese, a base di slogan e di pregiudizi. Cosa invece che ho l’impressione ci toccherà ancora una volta…

O no?

I commenti di Alessandro Banfi

6 Lug

Emergenza banche

Un po’ ce lo aspettavamo, un po’ no. Molto più della Brexit, è la sofferenza finanziaria del Monte dei Paschi a togliere il sonno e la tranquillità agli operatori economici. Il Governo interverrà coi soldi pubblici, non c’è dubbio. E’ tutto da vedere come, però.

Bruxelles alla fine darà il via libera. Il punto è che non possono pagare (com’è avvenuto per Banca Etruria) per primi i risparmiatori che hanno comprato le obbligazioni. Anche politicamente Renzi non se lo può più permettere.

In Italia si ragiona sempre e solo sull’emergenza. Erano mesi che gli addetti ai lavori parlavano di sofferenze bancarie e invece non è stato fatto nulla al momento giusto.

 

I commenti di Alessandro Banfi

30 Giu

La Brexit e noi

Due interventi importanti in questi giorni sulla Brexit, decisa alla fine dal popolo inglese. Uno di Valery Giscard d’Estaing intervistato dal Corriere della Sera, l’altro pubblicato ieri dal Guardian (e oggi sempre dal Corriere in italiano) di Gordon Brown.

Entrambi sembrano pensare ad un esito geopolitico della Brexit che porta  gli inglesi, e non solo, a paragonarsi col paradigma più largo della globalizzazione senza la “protezione” europea. E d’altra parte il referendum può segnare un’occasione in cui si ritrova l’identità vera del soggetto europeo, ritornando alle sue origine “romane”.

L’ex presidente francese ha ricordato infatti il primo Trattato firmato a Roma. Il suo ragionamento ricordava alcuni contenuti del bel saggio scritto dal filosofo francese Rémi Brague, Il futuro dell’occidente, Bompiani, titolo originale: Europe, la voie romaine.

L’Europa può ripartire dall’idea inclusiva, “secondaria” della sua natura, che le viene dall’idea dell’antica Roma. Nessuno è romano, all’origine, neanche Enea il profugo fondatore ma lo possono diventare tutti…

Che cosa poi voglia dire tutto questo in pratica, è ancora presto per dirlo…

I commenti di Alessandro Banfi

20 Giu

Chi perde, chi vince

Dunque i risultati di queste tardive amministrative di fine giugno 2016 sono i più inaspettati degli ultimi anni. Proviamo a tirare le somme e condensare i messaggi che gli elettori, con le loro schede, hanno infilato nelle urne.

C’è una voglia di cambiamento tanto radicale quanto non definita, che trova nel Movimento 5 Stelle la sua migliore espressione. Ne escono invece fortemente ridimensionati i populismi della Destra ex fascista e della Lega. E anche quelli della sinistra estrema, quasi scomparsa.

Matteo Renzi sta coagulando contro di sé la maggioranza degli italiani. Solo la vittoria di Milano (con un candidato fortissimo come Sala, un non politico, un non partitico paracadutato direttamente dal successo dell’Expo) mitiga il disastro di Torino, Roma e Napoli

Il centro destra è nella sua fase forse più difficile dalla nascita del bipolarismo. Con una leadership uscente e una entrante, che non si è ancora affermata, in un’alleanza sempre più confusa.

Il rischio è che il bipolarismo destra/sinistra sia sempre più sostituito da una alternativa sistema (PD) contro antisistema (M5S).

In un mondo in cui ci sono i vari Sanders e Trump aspiranti alla Casa Bianca, non possono stupire le Raggi e le Appendino.

Se non è il momento dell’anti politica questo…

I commenti di Alessandro Banfi

14 Giu

E se chi perde a Milano, lo mandassimo a Roma?

Scusate se continuo a parlare di elezioni amministrative. Perché, sì lo so, c’è la Brexit, il terrorismo, eccetera mille e mille paure e preoccupazioni ma domenica il voto italiano è importante. Fondamentale a Milano, a Roma, Torino, Bologna, Napoli…

Prendete l’immigrazione (cui fatalmente si collegano sicurezza e lotta al terrorismo). Non è neutrale il voto di domenica. Può essere un segnale preciso, senza alcun dubbio. Parisi e Sala non hanno le stesse idee su chi apre Moschee a Milano. Neanche Lettieri e De Magistris. Tanto meno la Bergonzoni  e Merola. Decidete voi chi votare, ma non pensiate sia secondario.

Ultima ironica proposta sulla differenza di qualità fra i candidati di Milano e i candidati di Roma: ma se nella Capitale mandassimo a fare il sindaco chi perde a Milano?

I commenti di Alessandro Banfi